0 10 minuti 1 anno
Sito: Museo di Pietro Micca
Sito: Museo Storico Nazionale di Artiglieria

Alla morte senza eredi di Carlo II d’Asburgo di Spagna, nel 1700, Francia e Austria si contesero la conquista del regno spagnolo.

Leopoldo I di Asburgo e Luigi XIV di Francia accampavano pretese sulla Spagna. Entrambi erano marito rispettivamente della sorella e sorellastra di Carlo II. Gli Asburgo si consideravano eredi legittimi in quanto appartenenti alla stessa dinastia regnante in Spagna. I francesi invece si rifacevano al testamento di Carlo II, il quale lasciava il regno a Filippo di Borbone, nipote di Luigi XIV. In questo contesto si scatenò quella conosciuta come guerra di successione spagnola.

La geopolitica europea dell’epoca pose il ducato sabaudo al centro della guerra. Questi confinava ad ovest con la Francia e ad est con i possedimenti lombardi di proprietà spagnola. Se i francesi avessero vinto, il Piemonte si sarebbe trovato completamente circondato dal regno di Luigi XIV, con scarse possibilità di sopravvivenza ed indipendenza futura.

Vittorio Amedeo II, supportato dal principe Eugenio di Carignano, comandante delle truppe austriache, nel 1703 decise quindi di allearsi con gli Asburgo, per mantenere l’equilibrio ai confini dello stato. Ovviamente scatenò le ire dei francesi. Preso atto della situazione, nel 1705 essi nmossero verso Torino con un imponente esercito con l’intento di conquistarla.

Assedio Torino – Veduta dell’assedio
Autore: Ignace-Jacques Parrocel

Strategia di difesa e attacco

La difesa della città venne organizzata da Antonio Bertola, con il supporto di tutti i cittadini. Egli rinforzò la Cittadella, ampliando la rete di gallerie sotterranee e creò posizioni sicure e protette per i fucilieri. Il lavoro di rinforzo durante per tutto l’inverno. Furono arroulati ed addestrati circa 10.000 uomini. Vennero suddivisi in battaglioni reali e battaglioni piemontesi, cavalleria, cannonieri e minatori. Nella primavera del 1706, Torino era probabilmente la città’ meglio fortificata di tutta Europa.

Il piano di attacco fu inizialmente elaborato dal maresciallo francese Sebastien Le Prestre de Vauban. Esperto in tecniche di assedio egli suggeriva un attacco laterale alla città, in quanto temeva l’ampia rete di gallerie della Cittadella. Tuttavia egli non prese mai parte all’offensiva militare sul campo. Quole ruolo venne desitinato al generale Duca de la Feuillade, che disattese il consiglio e decise di attaccare frontalmente.

L’assedio di Torino: prologo

L’assedio iniziò il 14 maggio 1706. I francesi si presentarono con circa 44.000 soldati, oltre il quadruplo dell’esercito piemontese.

Una pittoresca coincidenza infuse sin da subito entusiasmo ai torinesi. Due giorni prima si verificò un’eclissi di sole. Questo fu considerato un ottimo presagio per i piemontesi, in quanto Luigi XIV era appunto detto Re Sole e l’eclissi indicava la sua sconfitta.

Assedio Torino – il voto a Superga.
Affresco nella Chiesa di Santa Cristina

Tutta la città partecipò attivamente alla difesa. Il cibo arrivava dagli orti cittadini, dalle scorte accumulate o dalle cascine verso il Po. Dopo circa un mese di assedio, l’8 giugno, il generale francese Feuillade concesse al duca Vittorio Amedeo II la possibilità di uscire indenne da Torino per non essere colpito. pare che il duca rispose con una frase divenuta famosa, di incitazione alla popolazione per a resistenza: il mio alloggio è dove la battaglia è più furiosa.

Pochi giorni dopo, il 17 luglio il duca lasciò Torino con 4000 soldati. Lo scopo era di effettuare azioni di disturbo nel Piemonte occupato per distrarre i francesi dall’assedio. Feuillade lo inseguì con un esercito di 10.000 uomini. Tuttavia, quando Vittorio Amedeo si rifugiò in Val Pellice, i francesi sospesero l’inseguimento rientrando a Torino il 20 luglio. Ritennero troppo rischioso continuare su un territorio impervio che che non conoscevano.

Difficoltà piemontesi

In agosto, nonostante gli ottimi preparativi e la strenua resistenza, i torinesi iniziarono ad andare in sofferenza. L’assedio di Torino era sempre più stringente. I francesi riuscirono a bloccare gli approvvigionamenti provenienti dall’esterno della città. Polvere da sparo ed esplosivi scarseggiavano. Tra il 13 e 14 agosto i francesi, pur con ingenti perdite di uomini, riuscirono a penetrare in una delle gallerie della Cittadella. I difensori riuscirono a far esplodere il cunicolo all’ultimo momento, giusto in tempo per salvare Torino e sotterrare il nemico.

Il 24 agosto i francesi lanciarono un’ulteriore offensiva alla Cittadella con 38 compagnie di granatieri. Torino si difese ancora, ma costò la vita a oltre 400 persone.

Pietro Micca e il voto

Tra il 29 e il 30 agosto, le truppe francesi riuscirono nuovamente a penetrare in una galleria sotterranea della Cittadella. In questa occasione la citta’ venne salvata dall’eroico gesto di Pietro Micca. Egli che si sacrificò nell’esplosione di una galleria sotterranea che fermerà gli assalitori.  

Assedio di Torino – Pietro Micca

Tuttavia, la vittoria francese sembrava ormai prossima. Persino il duca d’Orleans, capitano dell’esercito francese, giunse a Torino per assistere alla capitolazione.

I Piemontesi però avevano ancora una risorsa, forse sottovalutata dall’esercito di Luigi XIV. Il Principe Eugenio di Savoia, capo delle truppe austriache, stava marciando in aiuto di Torino con circa 20.000 soldati. Egli si accampò a fine agosto a Villastellone, non lontano dalla città. Successivamente andò ad incontrare Vittorio Amedeo II.

Il 2 settembre essi salirono sulla collina di Superga per avere uno sguardo d’insieme sulla città e sulla disposizione delle truppe francesi. Qui Vittorio Amedeo II fece il famoso voto e prepararono il loro piano di battaglia. Essi decisero di conquistare il castello di Pianezza, per interrompere la catena di rifornimento di munizioni dei francesi. Il piano proseguiva con l’attacco delle truppe del Principe Eugenio nella zona nord-ovest della città. Qui il nemico sembrava più debole e vulnerabile. Inoltre, senza adeguato rifornimento da Pianezza non avrebbe potuto opporre resistenza a un così imponente esercito.

Maria Bricca

È a questo punto che entra in scena Maria Bricca. Nata come Maria Chiaberge, nel 1705 sposa valentino Bricco, di vent’anni più vecchio di lei. Ebbe il primogenito durante l’assedio nel giugno 1706. Essa morirà nel 1834 all’età di 49 anni.

Assedio di Torino
Assedio Torino – Targa commemorativa a Maria Bricca

Il Principe Eugenio venne a sapere che Maria Bricca abitava vicino al castello di Pianezza. Inoltre aveva prestato servizio come cuoca proprio all’interno del castello. Si narra che ella conoscesse un passaggio segreto per accedere al castello. Nella notte tra il 5 e 6 settembre 1706 Maria Bricca guidò, o dette comunque indicazioni dettagliate, alle truppe austriche che ruisciro ad intrufolarsi all’interno del castello. Queste irruppero a sorpresa nel salone delle feste, uccisero e fecero prigionieri molti francesi. Cosa più importante interruppero i rifornimenti di armi e munizioni alle truppe che assediavano Torino. La vicenda ebbe grossa importanza per il proseguo del combattimento.

Assedio di Torino: epilogo

6 Settembre. Le truppe sabaude si posizionano tra i fiumi Dora e Stura. 7 settembre la battaglia finale!

Il piano del Principe Eugenio prevedeva uno sfondamento dell’ala destra tramite la fanteria prussiana comandata dal principe Leopoldo I di Anhalt-Dessau. La resistenza francese fu tenace, ma al quarto tentativo lo sfondamento ebbe successo, anche grazie alla mancanza di munizioni dei nemici, dovuto all’importante contributo di Maria Bricca.

Assedio di Torino
Assedio di Torino – Battaglia finale, 7 settembre 1706

Il contrattacco della cavalleria francese venne facilmente respinto. Anzi, i piemontesi attaccarono nuovamente costringendo i nemici alla fuga oltre il Po. Per inciso, a questa offensiva partecipò anche Vittorio Amedeo II.

L’assedio era terminato. Vittorio Amedeo II e il Principe Eugenio di Savoia rientrarono a Torino da Porta Palazzo. Li aspettava un solenne Te Deum di ringraziamento in Duomo.

Conclusioni

Lo scontro ebbe risonanze in tutta Europa. Per tanto vale la pena di ricordare alcuni numeri:

  • 44.000 soldati francesi contro circa 10.500 difensori torinesi
  • Le perdite furono ingenti. 3000 uomini tra le file austro-piemontesi e 6000 i caduti francesi. A questi vanno aggiunti circa 7700 francesi periti a causa delle ferite riportate.
  • Si stima che durante l’assedio i francesi lanciarono su Torino 95.000 palle di cannone, 21.000 bombe e circa 28.000 granate
  • Alcuni di questi proiettili di cannone sono tutt’ora visibili in Piazza San Carlo, Monte dei Cappuccini e sulla cupola della Consolata
  • All’inizio dell’assedio i torinesi potevano contare su 1800 fucili vari (con baionetta e non), oltre 200 moschetti, 350 moschetti per cavalleria, 20 carabine e varie munizioni
  • Si stima che i franco-spagnoli disponessero di 250 cannoni e 60 mortai.
  • Inoltre i francesi facevano uso di palle incediarie chiamate boulet-rouges. Esse venivano lanciate nelle zone della citta’ piu’ sensibili agli incendi.
  • L’assedio di Torino durò 117 giorni
  • Alcuni storici considerano l’assedio di Torino l’inizio del Risorgimento

Nel 2006, in occasione del terzo centenario, la battaglia vebbe rievocata con una grande ricostruzione storica a cui parteciparono associazioni storiche da tutta Europa.