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Sebbene oggi la chiesa di San Francesco d’Assisi abbia un’architettura decisamente barocca; le sue antiche origini sono medioevali. La chiesa si trova al numero 11 dell’omonima via.

L’origine medioevale

Nel 1213 San Francesco iniziò un viaggio che lo portò a visitare il nord Italia, la Francia e la Spagna. Secondo gli storici, tra cui il Pingone, nel 1214 passò anche per Torino. All’epoca Torino era una piccola città di circa 4000 abitanti, chiusa all’interno delle mura romane con piccole case, vie strette e chiese povere. L’arrivo di San Francesco è comunque accolto con devozione sia dal popolo che dai nobili, tanto che una delle famiglie più in vista della città, i Della Rovere, donò una chiesa che avevano fatto edificare a loro spese e dedicata a San Vittore.

Chiesa di San Francesco d'Assisi
Pala con Madonna con Bambino e Sant’Anna

Questa divenne la prima chiesa francescana della città. Testimonianza dell’origine medievale la si può trovare all’interno della torre campanaria. Il rifacimento barocco ha difatti toccato solo il rivestimento, l’interno è ancora costituito dal tipico muro medioevale e dalle caratteristiche finestre ad arco acuto ormai murate.

La presenza dei padri francescani ebbe immediata influenza sulla città, soprattutto grazie alla loro riconosciuta onestà. Presso la chiesa si custodivano difatti la cassa e l’archivio comunale e nel loro refettorio si riunivano spesso i Savi del Consiglio. I frati inoltre svolgevano anche l’attività di lettori presso l’Università di Torino.

La chiesa di San Francesco d’Assisi nella storia di Torino

Nel corso del tempo sorsero diverse cappelle per volere di importanti famiglie o potenti corporazioni come quelle dei sarti o degli speziali. Nel 1517 la chiese è affidata definitivamente ai frati francescani.

Chiesa di San Francesco d'Assisi
La navata centrale

Con il trasferimento nel 1563 della capitale sabauda da Chambery a Torino crebbe anche l’importanza della comunità francescana. A partire dal 1580, i frati custodiscono presso la chiesa la Santa Sindone per ben 7 anni. Pur non conoscendo il motivo del trasferimento della reliquia, si suppone che Carlo Emanuele I volesse conservarla in un luogo più sicuro in vista dei suoi piani di conquista di Ginevra.

Dalle testimonianze dell’epoca sappiamo che la chiesa aveva dodici cappelle e che per tutto il 1600 si susseguono lavori di ristrutturazione ed ammodernamento di tutta la struttura.

Durante l’assedio di Torino del 1706, i francescani mettono poi a disposizione la chiesa accogliendo le vettovaglie del Comune presso il sagrato e le munizioni all’interno del refettorio. Alcuni documenti riportano che un proiettile francese colpisce la chiesa, sfonda il tetto, cade sul pavimento ed esplode nei sotterranei facendo saltare in aria pezzi di marmo, brandelli di corpi e vecchie ossa.

Nel 1761 l’architetto Bernardo Vittone è incaricato di ristrutturare l’intera chiesa. Egli gli dette l’attuale aspetto barocco, arricchendolo con stucchi ed affreschi. La facciata venne invece realizzata nel 1885 da Mario Ludovico Quarini, sempre su disegno del Vittone.

L’interno è caratterizzato da tre navate che ospitano diverse pregevoli opere realizzate da artisti torinesi. Da notare i confessionali laterali in stile barocco, alcuni dei quali riportano lo stemma francescano delle braccia incrociate.

La chiesa e San Giovanni Bosco

La chiesa di San Francesco d’Assisi ha particolare rilevanza anche per l’opera missionaria di Don Bosco, ormai divenuta famosa in tutto il mondo.

Cappella di Don Bosco

L’8 dicembre 1841, Don Bosco si accinge a celebrare messa nella chiesa quando vide il sacrestano malmenare un ragazzo che si rifiutava si servire la funzione.

Spaventato il ragazzo scappò a gambe levate, ma il prete prese le difese del giovane redarguendo il sacrestano e chiedendogli di andarlo a prendere per farlo assistere alla funzione.

Al termine della messa, Don Bosco volle incontrare il ragazzo. Scoprì che si chiamava Bartolomeo Garelli, di 16 anni, originario di Asti. Orfano di entrambi i genitori, lavorava come muratore ma aveva un’educazione pressoché nulla. Non sapeva leggere nè scrivere, non conosceva come servire messa, non aveva nozioni religiose.

Fu quello l’incontro che mosse il Santo a radunare i ragazzi attorno a lui, al Convitto di San Francesco, per il catechismo. Lo stesso Don Bosco riconosce in quell’incontro l’inizio di tutta la sua opera pastorale con le seguenti parole

Questo è l’inizio del nostro Oratorio, che fu benedetto dal Signore e crebbe come non avrei mai immaginato.

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