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Emanuele Filiberto, detto Testa di Ferro, nacque a Chambery l’8 luglio 1528, come secondogenito di Carlo II e Beatrice del Portogallo. A quel tempo l’Europa era attraversata da odi e conflitti che vedevano contrapposti Carlo V imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Spagna (con il nome di Carlo I) ed il regno francese. Questa situazione, unita alle capacità militari, fece la fortuna Emanuele Filiberto che poté distinguersi numerose volte contro i francesi combattendo prima con l’impero e poi con gli spagnoli.

Emanuele Filiberto - Ritratto
Emanuele Filiberto

I primi anni della sua vita coincisero con la forte crisi che lo stato sabaudo stava attraversando. Il padre, infatti, stava perdendo progressivamente prestigio e territori a favore dei francesi. Emanuele Filiberto fu inizialmente destinato alla carriera ecclesiastica. Visse i primi anni della sua vita nella tranquilla Nizza con la madre, preparandosi alla vita sacerdotale, mentre il fratello veniva educato come futuro duca in Spagna. Nel 1536 improvvisamente il fratello morì, lasciandolo come unico erede del ducato. La sua educazione quindi cambiò improvvisamente e radicalmente.

La carriera militare di Emanuele Filiberto

Al contrario del padre, debole ed arrendevole, Emanuele Filiberto era di carattere forte e deciso. Nel 1541, va con il padre a Genova a rendere omaggio all’imperatore Carlo V che sta partendo per Tunisi. Qui chiese all’imperatore Carlo V, di unirsi alle sue battaglie. Visto la giovane età del duca Carlo V, pur assicurandogli protezione, rifiutò.

Raggiunta la maggiore età, nel 1545, l’imperatore lo prese al suo servizio. Divenuto diciottenne Carlo V lo nominò comandante della cavalleria e gli confermò la sua disponibilità ad aiutarlo a riprendere le terre perdute.

Comandante supremo

Tuttavia, questi furono anni difficili per Emanuele Filiberto. Le ristrettezze economiche del ducato gli imposero sacrifici, quali una corte molto ristretta e a volte la richiesta di favori ad altre famiglie nobili. Era spesso costretto a rifiutare paggi, scudieri e servitori perché non in grado di mantenerli e si vide costretto a fare richieste di favori a personalità quali il re del Portogallo (con il quale era imparentato per via di madre) o Ercole II d’Este.

Emanuele Filiberto - Monumento
Emanuele Filiberto
Monumento Piazza San Carlo

Per un breve periodo rientrò in Piemonte, a Vercelli, per sostenere il padre contro i francesi. Convinto che solamente con l’aiuto di Carlo V avrebbe potuto riottenere le sue terre, nel 1542 ritorna in Baviera assieme ad Andrea Provana di Leyni.

Grazie alle sue capacità militari, conquistò sempre più’ la fiducia degli Spagnoli, tanto da essere eletto comandante supremo dell’armata imperiale nel 1552.

Nel 1553 il padre Carlo II morì. Gli lasciò un regno ridotto alle sole province di Aosta, Vercelli e Nizza. Emanuele Filiberto fece immediatamente testamento. In caso di sua morte i pochi territori sarebbero andati al cugino Giacomo Savoia-Nemours, se questi avesse lasciato il suo servizio presso il re di Francia entro un mese. Al contrario, se il cugino non avesse accettato la clausola, il lascito era a favore del figlio dell’imperatore. In pratica egli mise il ducato nelle mani del destino: la sua sopravvivenza e le sue capacità militari, contro la dissoluzione dello Stato.

San Quintino

Nel 1556 venne ratificata una tregua tra Spagna e Francia. Carlo V abdicò nei Paesi Bassi, in Spagna e nelle Sicilie in favore del figlio Filippo II. Pochi mesi dopo cedette la corona imperiale al fratello Ferdinando e si ritirò in un monastero spagnolo. Fu un duro colpo per Emanuele Filiberto. La tregua congelava la situazione politica, senza possibilità alcuna di recuperare i vecchi territori ducali. Egli ottenne comunque la conferma del titolo di duca, i territori in suo possesso e la nomina a governatore dei Paesi Bassi.

Jacopo Palma il giovane
La battaglia di San Quintino, tela/pittura a olio Palazzo Reale, Torino

Tuttavia, la tregua tra Spagna e Francia fu di breve durata. Nel 1557 ripresero le tensioni e le ostilità. Queste portarono alla battaglia conclusiva. Il 10 agosto le forze spagnole, guidate dal duca Sabaudo, sconfissero irrimediabilmente i francesi nella battaglia di San Quintino. Il monumento in Piazza San Carlo a Torino ritrae Emanuele Filiberto nel momento della vittoria mentre rinfodera la spada.

Per ricordare la vittoria di San Quintino, Emanuele Filiberto e gli spagnoli promisero di dedicare una chiesa a San Lorenzo. Il santo è festeggiato proprio il 10 agosto. Mentre gli spagnoli edificarono l’Escorial vicino a Madrid, per i Savoia ci volle più tempo. La situazione economica dello Stato era in cattive condizioni e non permette ulteriori spese. Emanuele Filiberto, adattò quindi una vecchia chiesa di Piazza Castello facendola semplicemente rinominare. Bisognerà aspettare più di un secolo prima che Guarino Guarini costruisse quel gioiello della Real Chiesa di San Lorenzo.

Testa di Ferro

Fu proprio in questi anni, grazie alle battaglie vinte e al capolavoro militare svolto a San Quintino, che Emanuele Filiberto si guadagno il soprannome di Testa di Ferro.

Nello stesso periodo, il ducato ottenne un altro importante successo. Cuneo resistette a lungo all’assedio ed attacco francese. L’avvicinarsi delle truppe spagnole in soccorso della città costrinsero i francesi stessi a ritirarsi. Emanuele Filiberto accrebbe il suo prestigio internazionale, senza dover cedere nulla dei suoi già miseri possessi territoriali.

Emanuele Filiberto: la gestione del ducato

Il trattato di pace tra francesi e spagnoli di Cateau-Cambrésis del 1559 restituì le terre a Emanuele Filiberto. L’accordo venne sancito con il matrimonio tra il duca sabaudo e Margherita di Francia, figlia di Francesco I re di Francia. Da qui mosse verso le Fiandre per cedere il governo a Margherita Farnese. Si congedò poi da Filippo II in partenza per la Spagna e finalmente si imbarcò per Nizza.

Politica interna

La situazione interna del ducato era molto complicata. I territori erano divisi, da una parte separati dal marchesato di Saluzzo, dall’altra da quello del Monferrato. L’accesso a Nizza era controllato dalla contea di Tenda, vicina alla Francia. La popolazione del ducato era ancora divisa tra sostenitori spagnoli e francesi. L’economia, principalmente agricola, stremata dagli anni di guerra. Gruppi calvinisti e valdesi si erano stabilitisi nel ducato, privilegiavano i rapporti con la Svizzera.

Real Chiesa di San Lorenzo

Emanuele Filiberto operò per rendere il regno più autonomo e indipendente dai francesi. Come primo atto, trasferì immediatamente la capitale da Chambery a Torino. Nei primi anni di governo poi concesse privilegi ed autonomie alle terre appena riconquistate. Aperto e innovatore, dopo un primo tentativo di repressione, concesse una limitata libertà religiosa ai valdesi, liberi di professare la loro fede all’interno delle valli. Centralizzò sotto il suo controllo le finanze e il sistema fiscale. Impose l’italiano al posto del francese. Risanò le casse dello Stato imponendo tasse ed imposte anche sul transito delle merci.

Nel 1561 Emanuele Filiberto si trasferisce a Rivoli in attesa che gli venga restituita Torino. Due anni dopo entra nel capoluogo piemontese proclamandola capitale dello Stato e sede di corte.

Riformò l’esercito istituendo una forma di leva obbligatoria, per ridurre l’arrolamento di mercenari. Benché’ non fossero militari di professione, l’alto numero di soldati addestrati per la difesa fece enorme impressione sugli altri stati italiani ed esteri.

Politica estera

In politica estera egli sfruttò la sua fama internazionale per tessere rapporti diplomatici che garantissero un lungo periodo di pace al ducato. In cambio della libertà di culto nelle valli, Emanuele Filiberto nel 1564 ottenne la neutralità degli svizzeri ed altri accordi economicamente vantaggiosi. L’accordo inizialmente non fu riconosciuto da Filippo II. Tuttavia, quando nel 1567, le sue truppe di Milano dovettero attraversare il Piemonte per raggiungere le Fiandre, fu costretto a capitolare per aver libero accesso al transito.

Nel 1574 si reca a Venezia per incontrare il nuovo re di Francia Enrico III e scortarlo nel suo viaggio a Lione. Qui il sovrano promette di restituirgli Pinerolo e Savigliano, ancora nelle mani francesi.

Emanuele Filiberto - Monete
Monete del ducato raffiguranti Emanuele Filiberto

In questi anni Emanuele Filiberto compì grandi sforzi diplomatici per mantenere l’equilibrio politico tra la Francia che andava indebolendosi e la Spagna che al contrario si rafforzava. Tuttavia, si dimostrò spesso indeciso su quale fosse la migliore strategia. Ne è esempio il matrimoni di suo figlio Carlo Emanuele. Il duca non seppe decidersi quale fosse la soluzione migliore tra la figlia del re di Spagna, l’arciduchessa imperiale Isabella o la principessa Lorena di Francia.

Emanuele Filiberto si spegne a Torino nel 1580 a seguito di cirrosi epatica, causata dalla sua passione ed abuso per i forti vini spagnoli.

Egli lascia al suo successore uno stato florido e solido, con un’ottima reputazione nello scenario europeo. Recupera molti dei territori e il prestigio che suo padre Carlo II aveva perso.

La Cittadella

Nell’opera di rinnovamento delle difese del ducato una menzione a parte merita la Cittadella di Torino. Come detto, sfruttando le sue competenze militari riformò l’esercito dotandolo di una struttura permanente e organizzata. Impose la leva obbligatoria e aumentò il numero dei soldati riducendo l’impiego di mercenari. Rinforzò le difese del regno con fortezze ed altre strutture che culminarono nella Cittadella.

La Cittadella, terminata nel 1566, è considerata ancora oggi la più bella ed efficiente struttura difensiva del ‘500. Si dimostrerà fondamentale nella difesa di Torino durante l’assedio del 1706