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Torino è sicuramente una città interessante dal punto di vista storico ed architetturale; tuttavia, è fuor di dubbio che parte del suo fascino lo deve alle leggende (vere o presunte), che la incorniciano come città magica per eccellenza. Non sorprende quindi che vi siano molte storie che narrano la presenza di fantasmi o attività diaboliche. Ovunque vi sia il diavolo non può che esserci anche la controparte del bene. È in questo contesto che si inserisce la vita di Enrichetta Naum.

I riti di via Cappel Verde

Enrichetta nasce nel 1843 e trascorre gran parte della sua vita presso la casa di via Cappel Verde, al civico numero 6. È una donna abbastanza insignificante, non molto colta, parla esclusivamente in dialetto piemontese e conduce una vita semplice. Insomma, non una persona che possa attirare l’attenzione di quel periodo. Eppure, nell’ultimo ventennio dell’Ottocento le cronache iniziano ad interessarsi a lei.

Enrichetta, pur non avendo alcuna conoscenza medica, pare infatti capace di guarire la gente praticando strani riti, facendo bollire intrugli e pronunciando frasi incomprensibili. Le persone si rivolgono a lei per i motivi più svariati ed a guarigione avvenuta vengono accompagnati nella vicina chiesa del Corpus Domini per una preghiera di ringraziamento.

Enrichetta Naum e Giuseppe Brossa

Molte solo le voci e le dicerie sulle persone da lei curate e guarita, ma non vi è alcuna nulla che possa darci la certezza delle sue capacità e del suo talento. L’unico caso documentato è quello di Giuseppe Brossa, un quattordicenne che la madre accompagna da lei perché ritenuto preda al demonio.

Enrichetta Naum
Casa di Enrichetta Naum in via Cappel Verde

Enrichetta lo fa accomodare nella casa sua di via Cappel Verde chiedendogli di inginocchiarsi sul pavimento. Inizia a pronunciare le sue misteriose farsi dopodiché si interrompe e prepara uno dei suoi infusi. Dal pentolino messo sul fuoco escono profumi di tiglio e incenso che pervadono tutta la stanza. Dopo alcuni minuti, il ragazzo inizia ad avere le convulsioni con una bava verde che esce dalla bocca. Enrichetta lo prende per i capelli, lo guarda negli occhi e intima al diavolo di lasciare il corpo del ragazzo e di andarsi a nascondere nel pentolino con le erbe. Si sentì quindi un forte colpo, l’infuso si rovescia per terra e il ragazzo, pallido e completamente sudato, rimane steso sul pavimento. Dopo qualche giorno di riposo Giuseppe Brossa si ritrova completamente guarito.

Certo, è difficile distinguere la verità dall’immaginazione, anche considerando che all’epoca la gente era molto più suggestionabile che oggi. Rimane comunque il fatto che Enrichetta Naum venne nominata Esorcista nel 1895 dalle autorità ecclesiastiche.

La fine del mito

Le capacità di Enrichetta non erano però apprezzate da tutti. Le molte persone che si recavano a chiederle aiuto ed i forti rumori che provenivano da casa sua durante le guarigioni non erano graditi dai vicini. Le proteste degli altri inquilini la spinsero a spostarsi in una mansarda su via Garibaldi. Qui continuò la sua attività di guaritrice anche dopo la morte del marito.

Enrichetta Naum muore nel 1911, alla notevole età (per l’epoca) di 68 anni. La città in quei giorni stava vivendo gli elettrizzanti giorni della Grande Esposizione di Torino e, nonostante la sua fama, la notizia parve irrilevante. L’annuncio della sua morte venne dato sulla Gazzetta del popolo solo dopo il suo funerale con un piccolo necrologio.

Enrichetta Naum: realtà o fantasia?

Ma una donna quasi analfabeta e poco istruita come Enrichetta dove imparò a compiere guarigioni e riti? Ebbene, anche su questo aspetto le ipotesi e le teorie sono molte, ma non vi è nulla di accertato.

Enrichetta Naum
Ritratto di Enrichetta Naum

Alcuni sostengono che la donna era in realtà imparentata per via materna con qualche “masca”, ovvero donne abitanti le vallate limitrofi alle quali si attribuivano, e tuttora si attribuiscono, presunte capacità esoteriche e spirituali.

Secondo altri era il marito Gaetano ad avere questo potere. Egli lavorava in una fabbrica di candele che riforniva il duomo di Torino; pertanto, preferiva però rimanere dietro alle quinte per paura di perdere il lavoro se si fosse venuto a sapere che aveva contatti con il demonio.

Una terza versione propende per un apprendimento da autodidatta, attingendo dalle biblioteche delle chiese vicino in cui erano conservati molti testi latini sul demonio ed esorcismo. Questa tesi appare però poco probabile. Come detto, Enrichetta si esprimeva solo in piemontese, difficile quindi che fosse in grado di leggere libri scritti in latino.

Forse non è così importante come abbia imparato il mestiere, resta il mito e la leggenda di un’epoca ormai scomparsa. E rimane anche la casa di Cappel Verde numero 6, che con i suoi 72 scalini da salire per essere ricevuti da Enrichetta è una tappa irrinunciabile per gli appassionati di magia ed esoterismo.