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Francesco Tamagno nasce a Torino nel dicembre 1850 in una modesta famiglia di Borgo Dora. Il padre Carlo lavorava come oste presso la Trattoria del Centauro, nota anche come Trattoria dei pesci vivi poiché si servivano pesci pescati sul momento dalla Dora Riparia.

La giovinezza

I primi anni di vita di Francesco furono difficili. La crisi economica causata dalla seconda guerra di indipendenza del 1859 e dalle epidemie dell’epoca misero a dura prova l’intera famiglia.

Francesco Tamagno

Dieci dei quindici figli morirono prematuramente di tisi o tubercolosi, mentre i cinque superstiti iniziarono a lavorare giovanissimi come camerieri nella trattoria.

Francesco, detto Cichin, aveva ereditato una voce bella e potente dal padre, tanto che spesso i due si esibivano in gare di canto per allietare i clienti della trattoria. Le limitate condizioni economiche della famiglia non gli permisero di alimentare la sua passione per il canto.

Tuttavia, cantava nel coro di don Bosco all’oratorio Valdocco e si iscrisse comunque ad una compagnia di cantori che si esercitava sotto il Ponte Mosca, oltre ad assistere frequentemente agli spettacoli del Teatro Regio, prendendo posto in piccionaia, un loggione che ospitava circa 400 spettatori.

Francesco Tamagno agli esordi

La sua prima vera interpretazione avviene il 9 giugno 1868, quando è scelto come solista per l’inaugurazione della chiesa di Maria Ausiliatrice. Lo stesso anno chiese a Carlo Pedrotti, direttore dell’orchestra del Regio, di essere ammesso al liceo musicale. L’ammissione è rifiutata perché non aveva titoli di studio e capacità artistiche adeguate. Due anni dopo riuscì tuttavia ad essere ammesso nel coro del Teatro Regio, frequentando il liceo musicale fino al 1873.

Francesco Tamagno esordì come corista del Teatro Regio nel 1870 in un allestimento di Gli Ugonotti. Nel 1871 è chiamato per il servizio di leva a Varese. Come era consentito dalla legge dell’epoca il padre pagò per poter abbreviare il periodo a soli sei mesi.

Nel 1872 debutta al Teatro Regio interpretando Gaspero, una piccola parte nel dramma La colpa del cuore. Arrivò quindi la sua grande occasione. Il tenore che doveva interpretare Nearco nel Poliuto si ammala e Francesco Tamagno è scelto come sostituto.

Si racconta che, sempre in questo ruolo, nella recita del 27 gennaio 1873 emise un “si” talmente potente da far tremare i lampadari del Teatro Regio. Nel corso della sua vita Tamagno tornerà spesso su questo episodio, alimentando il mito di una voce possente fin dai suoi primi esordi.

Prime critiche e tournee americane

Nel 1873 firmò un contratto di quattro anni con l’agente teatrale Antonio Rosani, che, sebbene speculò molto sulle capacità canore del giovane tenore, lo fece conoscere al grande pubblico garantendogli ingaggi in molti teatri italiani. Cantò a Torino, Palermo, Ferrara, Rovigo, Venezia e venne scritturato dal Liceu di Barcellona dove cantò undici opere nel 1875-76 e dieci nella stagione successiva.

Francesco Tamagno
Francesco Tamagno nel ruolo di Otello – 1896

Il 26 dicembre 1877 aprì la stagione della Scala con L’Africana. In questa occasione la critica lodò Francesco Tamagno come un’emergente giovane dalle ottime prospettive e con eccellenti doti canore, sottolineando però le sue non eccelse interpretazioni teatrali.

Nel 1878 intraprese la sua prima tournee in Sud America, che ripeterà periodicamente negli anni successivi. Durante la sua carriera Tamagno cantò al Colon di Buenos Aires, a Città del Messico, Montevideo e Rio de Janeiro.

Sebbene Tamagno avesse già interpretato alcune opere di Giuseppe Verdi, nel 1781 vi fu la prima vera e proprio interazione tra loro, sebbene tramite il direttore artistico Franco Faccio. Per la prima assoluta del Simon Boccanegra, Verdi chiese se la parte di Gabriele Adorno si addiceva a Francesco Tamagno. Tuttavia, l’interpretazione non ottenne il successo sperato. Il Corriere della Sera riporta che i due attori principali, la soprano Anna D’Angeri e Francesco Tamagno, sono insoddisfatti della partitura e poco brillanti. Inoltre, si sottolinea nuovamente che, sebbene Tamagno si faccia apprezzare come cantante, lascia a desiderare come attore.

Nel 1883, in America Latina, debutta come Arnoldo nel Guglielmo Tell. L’anno successivo alla Scala fu il protagonista del Don Carlo in quattro atti di Giuseppe Verdi. In questi anni tiene anche diversi concerti per beneficenza in varie città italiane.

Francesco Tamagno, Verdi e l’Otello

In quegli anni Giuseppe Verdi stava scrivendo la sua versione dell’Otello. Tamagno venne proposto e si propose lui stesso come interprete, ma il compositore si mostrò vago, evasivo e riluttante. La parte non era scritta per un particolare tenore, inoltre richiedeva canto di forza, di grazia, ma anche potenza e mezzavoce, caratteristiche che, secondo Verdi, Tamagno non possedeva appieno.

Francesco Tamagno e Giuseppe Verdi

Si racconta che si ebbe un simpatico siparietto tra i due. Alle insistenze di Tamagno, Verdi rispose con uno sprezzante Francamente tu mi ispiri poca fiducia. Con encomiabile umiltà (chissà quanto vera o mascherata), il tenore rispose Mi metta alla prova, Maestro. Molti artisti avranno più talento artistico di me; nessuno ha più cuore. Non sappiamo se questa conversazione avvenne davvero o se sia solamente uno dei soliti pettegolezzi che inevitabilmente contornano due illustri personaggi come loro, fatto sta che l’audizione avvenne il 26 aprile 1886. Tamagno è finalmente scritturato.

Una volta assegnata la parte fu necessaria una lunga e meticolosa preparazione. Il direttore artistico Faccio si preoccupò di curare i dettagli canori e teatrali di Tamagno, mentre Giuseppe Verdi stessi si occupò della realizzazione scenica e musicale con varie prove in teatro. Il 5 febbraio 1887, tutto era pronto per la prima alla Scala. L’interpretazione di Tamagno fu probabilmente il suo capolavoro, specialmente in Ora e per sempre addio e nella scena della morte.  

Otello diventò così il ruolo perfetto per Tamagno, il suo cavallo di battaglia più richiesto contribuendo ovviamente anche grande successo di Verdi. Lo cantò ovunque nel mondo, nelle più grandi città degli Stati Uniti, (tra cui New York, San Francisco e Philadelfia), Germania, Francia, Portogallo, ma anche in Sud America, Mosca e Pietroburgo ed infine nel 1900 di nuovo alla Scala diretto da Arturo Toscanini.

Il ritiro e gli ultimi anni

All’apice del successo decise di lasciare progressivamente la ribalta. Come egli amava dire Lascio l’Arte, perché non posso rassegnarmi al pensiero che un giorno l’Arte lasci me.

Negli ultimi anni della sua vita, pur mantenendo l’attività teatrale, si dedicò principalmente a concerti di beneficenza in varie città. La sua ultima apparizione sulle scene avvenne il 9 giugno 1904 a Milano, mentre il suo ultimo concerto si ebbe il 27 marzo 1905 presso il circolo degli artisti di Torino.

Il 31 agosto 1905, colpito da emorragia cerebrale, a soli 54 anni, la stella più luminosa della lirica italiana, Francesco Tamagno, cessa di vivere a Varese.

Vita privata di Francesco Tamagno

La vita privata di Francesco Tamagno è caratterizzata principalmente da una relazione amorosa clandestina che nel 1879 gli diede la sua unica ed amatissima figlia Margherita. Il nome della donna non si conosce, ma si suppone fosse sposata ad un Savoia Aosta di rango.

Francesco Tamagno
Francesco Tamagno con la figlia Margherita

Tamagno si prese cura della figlia per tutta la vita. Non si sposò mai ed accettò di buon grado la condizione di ragazzo padre in un’epoca in cui questa situazione non era vista di buon grado, soprattutto per le persone in vista come lui. Francesco adorava portare la bambina con sé quando viaggiava per concerti e tournee. Acquistò a Varese Villa Pero, dedicandola alla figlia, cambiandole nome in Villa Margherita ed eleggendola a sua residenza privata preferita.

Forse a causa delle sue umili origini, Tamagno condusse una vita austera ed improntata al risparmio a volte persino eccessivo. Quando viaggiava si preoccupava di portarsi le candele da casa per evitarle di doverle comprare ad un prezzo superiore in loco. Spesso sceglieva alberghi di medio basso livello e si lavava i vestiti da solo. Non era infrequente che rivendesse i biglietti del treno di prima classe che riceveva con gli ingaggi, per poi viaggiare in seconda classe.

Tuttavia, soprattutto alla fine della sua vita, si prodigò in molti concerti di beneficenza e ogni anno in occasione della festa di sant’Elisabetta apriva la sua villa di Varese al pubblico offrendo ai visitatori un sontuoso banchetto.

Valore artistico

Francesco Tamagno fu leggendario per la potenza della voce, con un timbro argenteo e uno squillo irresistibile. Nonostante le riserve di Giuseppe Verdi, la sua identificazione con il personaggio di Otello lo rese indimenticabile garantendogli fortuna, fama e successo.

A partire dai suoi esordi Tamagno seppe progredire ed innovarsi fino a raggiungere l’eccellenza della lirica italiana. Tuttavia, rimase sempre un mediocre attore, forse fatta eccezione per Otello, personaggio accuratamente disegnato per lui.

Il mausoleo Tamagno

Alla sua morte, avvenuta a fine agosto del 1905 a Varese, Tamagno lasciò tutto alla figlia (a parte 40.000 lire da distribuire a tre asili torinesi e all’Ospedale Maria Vittoria). Diede anche disposizioni testamentarie per essere imbalsamato, operazione effettuata dal dottor Tonta di Milano, noto per aver imbalsamato il re Umberto I.

Francesco Tamagno
Mausoleo Tamagno

Il funerale si svolge il 5 settembre, nel pomeriggio il feretro è portato alla stazione dove partì alla volta di Torino Porta Susa.

Il giorno successivo, la Banda Municipale, lo accompagna al Cimitero Monumentale di Torino, dove è sepolto nella tomba di famiglia.

Nel 1906 il Comune di Torino approva la proposta della figlia Margherita di far erigere una tomba monumentale per conservarne il corpo. Il progetto è affidato a Ranieri Arcaini. Il mausoleo Tamagno viene inaugurato nel 1912 e la salma è spostata all’interno.

Il mausoleo, alto 36 metri e costato ben 360.000 lire, è ancora oggi il monumento più grande del cimitero. Salendo 18 scalini si raggiunge la camera sepolcrale (solitamente chiusa) al cui interno è conservato un grande sarcofago che custodisce il corpo del tenore.

Nel 1986 un fulmine colpì il mausoleo creando notevoli danni. Non avendo le risorse per finanziare il restauro, gli eredi cedettero il mausoleo al Comune che nel 1999 terminò i lavori di ripristino.