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La Galleria Subalpina è un passaggio pedonale che congiunge piazza Castello con piazza Carlo Alberto. Il progetto dell’apertura della Galleria nacque con il trasferimento della capitale da Torino a Firenze, a causa del quale si liberarono molti palazzi utilizzati per i servizi dello stato.

L’idea di mettere in comunicazione le due piazze nasce nel 1870, prendendo spunto dalle consuetudini dei cittadini. Già esisteva infatti un tortuoso percorso che si snodava all’interno di vicoli, palazzi e cortili, che i torinesi erano abituati ad utilizzare per accorciare il tragitto.

Disallineamento

La costruzione della Galleria però doveva mantenere la linearità urbana della città, risolvendo un problema non di poco conto.

Galleria Subalpina

I portici di piazza Castello e quelli di piazza Carlo Alberto non erano, e non lo sono neppure oggi, allineati. Un passaggio coperto che mettesse li mettesse in comunicazione non era quindi possibile.

La soluzione più adeguata a questo problema è individuata nel progetto di Pietro Carrera. Egli disegnò una grande sala centrale con due ingressi pedonali e scaloni incrociati.

L’ingresso di piazza Castello è in linea con la scala che dal lato opposto porta ai piani superiori, così come l’entrata di piazza Carlo Alberto è allineata con lo scalone opposto che porta al cinema Massimo.

La costruzione

Fondamentale per la realizzazione dell’opera fu l’intervento del banchiere svizzero Ulrich Geisser e della Banca Industriale Subalpina, da cui la Galleria prende il nome. Essi finanziarono i cantieri che si occuparono anche della demolizione degli interni del vecchio palazzo delle Finanze per far spazio all’ampia sala centrale.

Galleria Subalpina
Galleria Subalpina

La costruzione iniziò nel 1873, l’inaugurazione avvenne il 30 dicembre 1874. I negozi che affacciavano sulla Galleria erano il caffè Baratti&Milano, ancora presente oggi, il caffè Romano (dove oggi sorge il cinema omonimo), l’oreficeria Huges, l’ottico Bianco, il negozio di pelletteria Bachi Vita.

Il progetto prevedeva al piano terra grandi vetrine per ospitare locali commerciali, mentre il piano ammezzato era destinato ad usi di servizio. Il primo piano era dedicato ad uffici ai quali si accede grazie ad un’ampia balconata. Infine, era previsto anche un piano interrato con un grande salone ad uso birreria.

La copertura è realizzata con una struttura in ferro e vetro. Modificata poi nel 1887, su richiesta della Banca Subalpina, con la creazione di un lucernario per garantire maggiore ventilazione e ricambio di aria.

La Galleria Subalpina oggi

Durante la Seconda guerra mondiale, l’aviazione britannica danneggiò pesantemente la Galleria con i bombardamenti dell’8 agosto ripetuti nella notte tra il 12 e 13 agosto 1943. Durante questi attacchi stucchi e decorazioni sono quasi completamente distrutti, oltre che ovviamente l’intera copertura.

Galleria Subalpina
Galleria Subalpina – La balconata

Sebbene la ricostruzione avviene in linea con lo stile originario, non tutto è completamente ripristinato. La copertura è ricostruita con vetri Sanit Gobain, così come quelli originali, ma posati su una struttura metallica completamente rivista. La ringhiera in ferro battuto è invece ricostruita nelle parti lesionate, la pavimentazione è modificata: le mattonelle quadrate sono sostituite con lastre levigate. Durante i lavori vennero anche installate le aiuole al centro della sala, che invece prima era assente di ingombri.