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Immagini prese dalla rete

Maciste e la sua pietra

Negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, la domenica mattina Porta Palazzo si trasformava. Finito il mercato del giorno prima diventava i punto di riferimento e di incontro per i molti immigrati, soprattutto del Sud Italia, che avevano raggiunto Torino in cerca di un lavoro. Una specie di Corte dei Miracoli. Da una parte chi offriva lavoro (soprattutto per garzoni e manovali) per profitto personale, dall’altra chi era alla ricerca di un’impiego nella speranza di un futuro migliore. Come contorno attività più o meno lecite come la compravendita di merce di dubbia provenienza e il contrabbando di sigarette. E come tutte le corti che si rispettino non possono mancare i sovrani. La Regina di Porta Palazzo veniva sostituita ogni anno, mentre il Re di Porta Palazzo regnò incontrastato per lungo tempo.

In questo contesto Porta Palazzo si offriva come palcoscenico di strada a sedicenti artisti di strada, che cercavano di sbarcare il lunario con improvvisati spettacoli. C’era il forzuto che si liberava dalle catene, la donna fachiro, cartomanti e veggenti. Nessuno di loro però è passato alla storia quanto Maciste: il re di Porta Palazzo.

Maciste, il re di porta Palazzo

Maciste all’anagrafe era Gioacchino Marletta, nato in provincia di Catania nel 1935, anche se lui si è sempre fatto chiamare Maurizio Marletta dicendo di essere nato cinque anni dopo. Capelli neri ricci, barba crespa, fisico “ben piantato” e muscoloso. Arrivato a Torino in cerca di fortuna, per un periodo ha fatto il venditore ambulante, finché non ha trovato il modo di fare rendere quella massa di muscoli nel teatro della domenica mattina di Porta Palazzo.

il re di porta palazzo
Maurizio Marletta detto Maciste

Il suo numero consisteva nel posare una losa (una delle pietre usate per lastricare le strade di oltre 100kg di peso) a terra con due copertoni a distanza di circa 10 metri tra loro. Lo spettacolo completo prevedeva tre fasi: nella prima sollevava la pietra poggiandola su uno dei due copertoni, la seconda prevedeva il trasporto a braccia sull’altro copertone, la terza era il gran finale: sollevava la pietra sopra la sua testa tenendola in equilibrio sul palmo di una mano. Finito lo spettacolo passava a raccogliere nel berretto i pochi soldi che il pubblico gli dava.

Il suo magnetismo e il suo accento forte accento siciliano coinvolgeva e divertiva il pubblico. La preparazione era lunga, anche più di due ore se era necessario. Lo spettacolo finale avveniva solamente quando c’era abbastanza pubblico a disposizione, a volte oltre 150 persone. Nel mentre, continue incitazioni e sfide del tipo più sollevi più uomo sei, meno sollevi meno uomo sei!.. se c’è un uomo che è un vero uomo si faccia avanti!.. Hey! Perché non provi ad alzare questa pietra? Alzala, se ne sei capace: anche solo di due centimetri..

Divenne un personaggio popolare che attirò l’attenzione anche di Ettore Scola che lo chiamerà per interpretare sé stesso stesso nel film Trevico-Torino.

L’ultimo spettacolo

Il tempo passa e i tempi cambiano e a Porta Palazzo i lavoratori del Sud cedono progressivamente il testimone ai nuovi immigrati africani e asiatici. Maciste non incanta più nessuno e sparisce lentamente nel nulla. Forse torna a fare l’ambulante o altro.

Stampa Sera, 4 giugno 1980

Giacomo Ferrante, ora regista, all’epoca era un bambino della Falchera. La domenica mattina con il padre andava a vedere gli spettacoli di Porta Palazzo e, come detto, Maciste era il primo attore. Nel 1991, lo incontra per strada e lo riconosce. Gli parla e lo convince a mettere in scena l’ultimo spettacolo nel cortometraggio l’Uomo della pietra.

L’anno successivo viene presentato al Torino Film Festival. Alla prima rappresentazione è presente anche Maciste, che, con un fuori programma, viene chiamato su un palco vero a parlare. Si ripresenterà in sala a tutte le proiezioni programmate.

Maurizio Marletta muore nel 2001 e riposa nel cimitero monumentale di Torino. Una targa sulla sua tomba lo riconosce come personaggio storico della città.