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Durante il periodo napoleonico piazza Carlo Emanuele II è identificato come il luogo idoneo per eseguire le sentenze di morte per decapitazione tramite ghigliottina. In meno di quindici anni ne furono eseguite oltre 400. Tra tutte, quella che viene ricordata ancora oggi è l’esecuzione de La bela caplera.

Chi era la Bela Caplera?

 Il suo vero nome era Maria Bel, sposata con il cappellaio Ivaldi, da cui il soprannome. Fu condannata e giustiziata a 23 anni per omicidio nel 1806-1807, quando la macchina infernale della ghigliottina a Torino aveva già decapitato decine di persone. Maria è condannata e giustiziata per omicidio.

Ma, omicidio di chi? Le versioni storiche sulla vicenda e la vittima non sono unanimi. Ve ne sono almeno due, entrambe simili nel procedimento e nelle motivazioni, ma che identificano differenti vittime.

Le versioni della storia

La prima è forse quella che più si avvicina alla realtà. Maria si era sposata più per convenienza che per amore. Il marito era anziano e completamente dedito al suo lavoro. Lei invece, giovane e bella, lo tradiva frequentemente, anzi pare proprio che si dedicasse alla prostituzione.

La bela Caplera
La bela Caplera

Maria Bel è arrestata il 23 luglio 1806 assieme al parrucchiere Giuseppe Cavallo, probabilmente il suo amante, entrambi accusati di aver avvelenato Giuseppina (o Jaqueline) Maggiora, un’altra prostituta. Il processo evidenzia che le due donne ebbero una discussione per un appartamento da liberare. Secondo alcune fonti, il giudice si fece corrompere da Maria per farle vincere la causa. In ogni caso il rapporto tra le due donne peggiorò tantissimo, finche’ Maria non invita Giuseppina a casa per bere un bicchiere di vino e riappacificarsi. Le indagini appurano che il vino fu versato da Giuseppe Cavallo, il quale però era inconsapevole che il bicchiere di Giuseppina contenesse arsenico. Pertanto lui è prosciolto e Maria condannata.

Durante il processo, nel tentativo di difendersi, la Bela Caplera testimoniò: Se mai avessi voluto avvelenare qualcuno, quello avrebbe dovuto essere mio marito, che è una persona insopportabile.

Forse è proprio per questa testimonianza che si è diffusa una seconda versione della storia che come detto è però, molto simile. L’anziano marito, stanco dei dell’atteggiamento libertino e dei tradimenti della moglie con i clienti del negozio, decide di ripudiarla. Maria reagì avvelenandolo nel sonno.

La leggenda

Indipendentemente da quale sia la verità, la Bela Caplera è condannata a morte e l’esecuzione fissata per il 28 febbraio 1807. La narrazione popolare tramanda un fatto avvolto nella leggenda avvenuto durante l’esecuzione capitale. Nuovamente abbiamo due versioni simili, che differiscono solamente nei dettagli.

Seguendo un’usanza francese, per esprimere disprezzo verso i condannati, il boia doveva raccogliere la testa mozzata e schiaffeggiarla davanti al pubblico astante. Quel giorno il boia mise in atto questo gesto di sfregio, ricevuti gli schiaffi la testa pianse copiosamente.

L’altra versione popolare riferisce che il boia, per irridere la condannata, le chiese di dirgli se la decapitazione la facesse soffrire. Raccolta la testa recisa per mostrarla al pubblico, costernato vide le lacrime inarrestabili sgorgare dagli occhi.

A Torino, una leggenda popolare di questo tipo non può fare a meno del fantasma. Secondo alcuni il suo fantasma vaga alla ricerca dei lunghi capelli tagliati per l’esecuzione, altri pensano che si aggiri in qualche edificio attorno a piazza Carlina. Anche le visioni sono diverse. Qualcuno sostiene di averla vista con la testa sottobraccio, qualcun altro di averla vista intera con un grosso taglio sul collo.

Ebbene, siamo alla fine della storia. Tutto ciò è una narrazione popolare, che come tutte ha un fondamento reale. Una leggenda, che come ogni leggenda ha un fondo di verità. Questa è Torino! Non serve aggiungere altro.