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Immagini prese dalla rete

La prima fabbrica per la manifattura dei tabacchi nasce a Torino nel 1740, in via della Zecca (odierna via Verdi). Il consumo del tabacco divenne presto popolare e il suo aumento rese presto necessaria l’apertura di una nuova manifattura tabacchi. Si scelse di insediare un secondo stabilimento presso l’antico castello del Viboccone.

Il castello di Viboccone

Il castello del Viboccone è costruito per volere di Emanuele Filiberto a partire dal 1568. Suo desiderio era avere un castello con annessa tenuta di caccia nella zona nord della città.

Fu scelto un borgo nei pressi della confluenza della Dora Riparia, la Stura e il Po, denominato vicus bocconis (da cui il nome del castello). Al progetto lavorò anche Carlo di Castellamonte, portando a termine una costruzione di modeste dimensioni ma molto sfarzosa ed elegante. Gli interni sono decorati dal Moncalvo, mentre nel parco sono realizzati splendidi giochi d’acqua.

Manifattura tabacchi
Pilastri del castello del Bivoccone

Tuttavia la reggia è presto danneggiata dalla guerra nel 1640. Successivamente, con la morte di Carlo Emanuele I, I Savoia persero interesse per questo castello. Tanto che, quando la reggia viene praticamente distrutta dall’assedio francese del 1706 era già pressochè in rovina. Al termine dell’assedio rimase il parco (da cui il nome del quartiere) che venne concesso ad uso cittadino.

Successivamente parte dei terreni della reggia sono usati per la costruzione del Cimitero Monumentale e della Manifattura Tabacchi. A oggi, a parte la base di alcuni pilastri visibili nell’attuale piazza Abba, non resta nulla del castello.

Manifattura Tabacchi

La nuova fabbrica per la manifattura dei tabacchi è terminata nel 1768 su progetto di Benedetto Ferroggio. In breve diventò la più importante industria di Torino. A metà Ottocento la Manifattura tabacchi contava circa 600 dipendenti, quasi tutte donne. A partire dal 1855, tutto il processo produttivo è spostato nel nuovo stabilimento, lasciando nella storica sede di via della Zecca solamente la fase finale della lavorazione dei sigari. Questa è trasferita a inizio ‘900.

Nel 1875 si contano 2500 dipendenti, di cui solo 400 uomini. In questi anni è una delle più importanti realtà produttive di tutto il Regno d’Italia.

Verso la fine dell’800 è introdotta la lavorazione delle “spagnolette”, le attuali sigarette. Il processo produttivo è rinnovato con l’acquisto di nuovi macchinari che provocherà una lenta ma inesorabile riduzione dell’impiego di manodopera.

Manifattura tabacchi
Manifattura tabacchi

Ad inizio ‘900 gli impiegati sono circa 2000, ma il calo della domanda di sigari e tabacco trinciato ridusse a sole 598 le sigaraie, cioè le impiegate per la produzione. Costante rimase invece la produzione di sigarette e gli operai addetti ad esse. Tuttavia nel 1937 la Manifattura si dota di nuovi macchinari che sostituiscono la lavorazione artigianale con un processo più industriale. La produzione aumenta, ma la richiesta di personale specializzato diminuisce nuovamente.

Durante la seconda Guerra mondiale lo stabilimento e i macchinari sono pesantemente danneggiati, soprattutto dal bombardamento del 13 luglio 1943. La ristrutturazione del dopoguerra impose nuovi macchinari che ridussero ancora il numero dei dipendenti e un declino della manifattura che non si arresterà più.

Nel 1960 chiudono i reparti per la lavorazione del tabacco da pipa e dei sigari. Infine il 19 marzo 1996 cessa completamente ogni attività. Oggi i locali fanno parte dell’Università di Torino.

Le sigaraie

Come detto il personale impiegato nella manifattura dei tabacchi erano prevalentemente donne. Nel 1907 vi sono 793 donne su un totale di 946 impiegati, nel 1925 le donne sono 1436 su un totale di 1706. La manodopera maschile era prevalentemente impiegata nella gestione dei macchinari, mentre la confezione dei sigari era svolta dalle donne dette sigaraie o tabacchine.

La lavorazione, completamente manual ed artigianale, richiedeva personale altamente specializzato. La formazione delle sigaraie avveniva quindi all’interno della fabbrica, dove seguite da operaie più esperte (le maestre) imparavano il mestiere ed acquisivano l’abilità necessaria.

Manifattura tabacchi
Sigaraie al lavoro

Nonostante l’alta specializzazione richiesta le condizioni di lavoro erano molto rigide. Durante l’orario di lavoro non era concessa nessuna pausa, dovevano indossare una cuffia ed erano direttamente responsabili del mantenimento e lavaggio dei vestiti di lavoro. Il lavoro, pagato a cottimo, consisteva nella produzione di 800-900 sigari ogni giorno.

All’interno della fabbrica lavoravano anche le verificatrici, che controllavano la lavorazione, le controllatrici che pesavano e contavano i sigari, e le visitatrici che perquisivano le operaie all’uscita per evitare che venisse sottratto il tabacco.

Il continuo contatto con tabacco e colla incideva sulla salute delle operaie che spesso accusavano malattie respiratorie ed eczema alle mani. I pesanti ritmi di lavoro si accompagnavano spesso anche ad uno smodato uso di alcol al di fuori della fabbrica.

Tuttavia, le sigaraie erano molto compatte e solidali tra loro. Organizzarono e presero parte a molte agitazioni sindacali rivendicando migliori condizioni retributive e di lavoro. Nel maggio 1906, per esempio, attuarono uno sciopero per la riduzione dell’orario di lavoro che si protrasse per alcuni giorni. Alla fine ottennero la riduzione a sette ore di lavoro anziché otto.