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Il monumento al duca d’Aosta, si trova in piazza Castello, sul retro di Palazzo Madama. Ma chi era in realtà il duca d’Aosta? Cosa fece di così importante da meritarsi un monumento nella più importante piazza cittadina? E perché quel monumento in stile littorio?

Bene, iniziamo con il capire che cosa fece nella sua vita

Biografia del duca d’Aosta

Emanuele Filiberto di Savoia, duca d’Aosta, nasce a Genova nel 1869, figlio del duca Amedeo di Savoia e di Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna. Egli era nipote di Vittorio Emanuele II e cugino di Vittorio Emanuele III,

Quando il padre Amedeo, figlio del re Vittorio Emanuele II, nel 1870 ottenne il titolo di re di Spagna, Emanuele Filiberto lo seguì a Madrid prendendo il titolo di Principe delle Asturie. Tuttavia, il regno del padre durò poco. Nel 1873 è costretto ad abdicare e rientrare in Italia. Emanuele Filiberto ereditò quindi il titolo di duca d’Aosta dal padre e non rivendicò mai il trono di Spagna.

Monumento al duca d'Aosta
Monumento al Duca d’Aosta

Educato a Torino come principe Savoia, inizia la carriera militare nel 1884 entrando nell’accademia di Torino. L’anno successivo a Londra sposa Elena d’Orleans.

Nel 1906 è nominato al comando del corpo d’armata a Napoli e si trasferisce alla Reggia di Capodimonte. Pochi anni dopo, nel 1911, a seguito della guerra di Libia si ammala di tifo. Durante tutta la guerra Emanuele Filiberto rimane sempre in servizio a Napoli, probabilmente contrae però la malattia visitando i malati ed i feriti che erano riportati in Italia.

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale gli è affidato il comando della Terza Armata con sede a Cervignano del Friuli. Il suo compito era di far indietreggiare le truppe austro-ungariche ad est. Durante il conflitto non subì mai sconfitte sul campo (da qui il nome di Duca Invitto), riuscendo anche ad effettuare uno sfondamento delle linee nemiche e a conquistare Gorizia. Tuttavia, dopo la disfatta dell’esercito italiano a Caporetto, dovette ritirarsi sulla linea del Piave.

Il Duca e il fascismo

Al temine della guerra l’avvento del fascismo vede Emanuele Filiberto come uno dei principali sostenitori del Duce all’interno della famiglia Savoia. Durante la marcia su Roma del 1922, Mussolini stesso lo indica come successore a Re d’Italia nel caso in cui Vittorio Emanuele II si fosse opposto al movimento fascista.

Sentinella. Mentre compie il proprio del dovere

I rapporti tra Emanuele Filiberto e Mussolini furono sempre ottimi e il sostegno del duca d’Aosta non venne mai meno. I meriti acquisiti durante la Prima guerra mondiale e la vicinanza con il Duce gli fruttarono la nomina di Maresciallo d’Italia.

Emanuele Filiberto muore nel 1931 a Torino. Come da sue volontà è sepolto tra i soldati nel Cimitero degli Invitti a Redipuglia, dove si trovano tutti i caduti della Terza Armata. Nel 1938 è poi trasferito presso il sacrario militare di Redipuglia.

Monumento al duca d'Aosta
Sentinella. Dopo aver compiuto il proprio dovere

Un personaggio con queste caratteristiche non poteva non attirare l’interesse di Mussolini.

Innanzi tutto, le simpatie di Emanuele Filiberto per il movimento fascista si adattavano perfettamente al bisogno del Duce di sostegno ed approvazione all’interno della famiglia reale. Non è un mistero, infatti, che Vittorio Emanuele II non vedesse di buon occhio Mussolini, egli aveva quindi bisogno di un sostegno che fosse vicino al re.

In secondo luogo, gli eccezionali risultati militari del duca erano uno di quei simboli che il regime cercava costantemente per alimentare la propria propaganda. Chi meglio di un membro della famiglia reale, disciplinato, combattente e mai sconfitto poteva incarnare al meglio l’ideologia del regime?

Monumento al Duca d’Aosta

Monumento al duca d'Aosta
Sentinella. Pronti a compiere il proprio dovere

Nasce così l’idea di dedicare a Torino un monumento al Condottiero invitto della Terza Armata (e non ai caduti come spesso si crede). La gara per la realizzazione la vince Eugenio Baroni e, alla sua morte i lavori saranno ultimati da Publio Morbiducci.

In origine il monumento doveva sorgere in piazza Vittorio Veneto, ma poi si decise per il retro di Palazzo Madama, senza cambiarne però la disposizione: Emanuele Filiberto volge lo sguardo ad est, dove sorge il sole e dove si erge la Chiesa della Gran Madre di Dio.

Particolare curioso del monumento al Duca d’Aosta non è tanto la statua a commemorare Emanuele Filiberto, bensì le altre otto figure che lo circondano chiamate sentinelle, disposte quattro a quattro attorno a grossi parallelepipedi.

Le sentinelle

Le due statue disposte sul retro, verso Palazzo Madama, rappresentano le sentinelle mentre compiono il loro dovere. Esse guardano le spalle del duca (e della patria) che devono proteggere a costo della loro vita.

Sentinella. In attesa di compiere il proprio dovere

Le due sentinelle poste invece all’interno sono ritratte nell’atto di riporre le armi. In particolare, uno dei due soldati si toglie la maschera a gas, una delle nuove armi in uso durante la Prima guerra mondiale. Essi rappresentano i soldati dopo aver compiuto il proprio dovere.

Le sentinelle all’esterno sono invece armate ma in una posizione di riposo. Esse rappresentano i soldati pronti a compiere il proprio dovere, cioè a difendere il duca (e la patria) verso il nemico.

Infine, le sentinelle poste di fronte, guardano il duca. Esse rappresentano i soldati in attesa di assolvere il proprio dovere, cioè soldati in attesa di ordini che ripongono nel condottiero la loro massima fiducia e fiere di svolgere il compito che egli vorrà assegnargli.

Curiosità

Un’ultima annotazione folkloristica. Spesso i torinesi ironizzano sulle fattezze della statua del duca Emanuele Filiberto.

Pare infatti che il suo volto ricordi molto più Benito Mussolini che il duca stesso. Ad inizio degli anni 2000 invece, molti turisti stranieri, notavano una forte somiglianza del duca con Silvio Berlusconi.

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