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Tra i molti oggetti ormai di uso quotidiano, Torino annovera anche l’invenzione di un oggetto che usiamo frequentemente durante le gite fuori porta, le passeggiate in bici o facendo sport. In realtà il suo inventore nacque a Sambughetto, in provincia di Novara nel 1797. Si chiamava Pietro Guglielminetti.

Creatività e fantasia

Guglielminetti si possa nel 1820 con Margherita Vittone, tre anni dopo nascerà il loro primo figlio Giacomo. La coppia avrà altri due figli, Ambrogio Annibale nel 1837 e Benedetta nel 1847.

Pietro Guglielminetti - Borraccia
Borraccia Guglielminetti della prima guerra mondiale

Pietro era un personaggio creativo, pieno di fantasia, amante della meccanica e delle innovazioni. Dapprima inventò quella che potrebbe essere considerata la prima autovettura di Torino. Si trattava di una macchina mossa dall’uomo grazie un complicato meccanismo di leve e ruote dentate. La presentò nel 1826 all’Accademia delle Scienze nella speranza di poterne ottenere il brevetto. Tuttavia, non gli venne concesso.

Nel 1831 lascia il suo paese natale per trasferirsi nelle Langhe, prima a Cravanzana poi a Feisoglio, vendendo alla sorella tutti i suoi beni che possedeva a Sambughetto.

Successivamente, intorno al 1850 si trasferisce definitivamente a Torino. Qui in collaborazione con i figli apre una bottega di articoli militari in via Cappel Verde. È proprio ascoltando le difficoltà incontrate dai soldati che ha un’idea rivoluzionaria: costruire un’oggetto che permetta di mantenere l’acqua fresca e pulita. Nasce così la borraccia.

La borraccia di Pietro Guglielminetti

La borraccia inventata da Pietro Guglielminetti era poco ingombrante e molto robusta, con una capienza di 0.75 litri, caratteristiche che si adattavano perfettamente all’equipaggiamento di un militare. Formata da otto doghe in legno trattenute in alto e in basso da cerchi di giunco, aveva tappo e beccuccio in legno. Piatta da un lato, per aderire meglio al fianco del soldato era ricurva dall’altro. Tutte le borracce erano rigorosamente prodotte a mano.

La borraccia fece la fortuna della famiglia. Nel 1853 divenne ufficialmente parte dell’equipaggiamento dell’esercito di Sardegna che ne ordinarono 7000. Gli ordini, che salirono a 10.000 nel 1855 durante la guerra in Crimea, continueranno ad aumentare fino all’unità d’Italia. Negli anni la borraccia Guglielminetti verrà adottata anche dagli eserciti inglese, francese, russo ed argentino.

La borraccia e il re

Un simpatico siparietto si ebbe nel 1865, quando re Vittorio Emanuele II si reca in visita alla caserma Cernaia. Qui chiese ad un soldato quale fosse l’oggetto più importante dell’equipaggiamento militare. Tra lo stupore generale il soldato rispose La borraccia, perché mantiene fresca l’acqua e calma la sete. Il re, che si aspettava una risposta ben diversa, chiese allora di vedere quest’oggetto. Presa la borraccia che il soldato gli porse, la studiò e bevve. Con espressione soddisfatta disse poi A l’à rason el soldà. L’acqua a l’è propi fresca!

Amelia Guglielminetti

I fratelli Guglielminetti erano presenti all’ispezione delle truppe di Vittorio Emanuele II ed assistettero alla scena. Il giorno successivo si premurarono di far recapitare al re una delle loro borracce. Pare che Vittorio Emanuele II la utilizzò per tutta la vita durante le sue battute di caccia.

Pietro Guglielminetti muore nel 1873, lasciando ai figli una ben avviata attività, una nuova officina in Borgo San Donato, case e terreni.

I figli proseguono la sua attività migliorando l’invenzione del padre, utilizzando un unico pezzo di legno e adottando cerchi e tappo a vite in metallo. A partire dal 1876, la nuova borraccia venne usata dal Ministero della Guerra.

Nel 1884 La Ditta Fratelli Guglielminetti ottenne anche la medaglia d’oro all’Esposizione Generale di Torino, nella categoria Industrie degli utensili e dei mobili in legno.

Il declino

Con l’avvento della Prima guerra mondiale la borraccia Guglielminetti venne però superata da nuove versioni costruite in alluminio, più leggere e più piccole. L’incapacità dei discendenti Guglielminetti di adeguarsi ai nuovi materiali e alle nuove tecnologie portò l’azienda di famiglia in crisi costringendoli alla chiusura nel 1918.

Illustre discendente di Pietro fu la pronipote Amalia Guglielminetti (1888-1941), rinomata poetessa della Torino di inizio ‘900, che tra le altre ebbe anche una relazione amorosa con Guido Gozzano. Amalia descrive così il ricordo di un mobile in qui erano custodite le viarie borracce militari.

La soldatesca, da un litro, in legno di pioppo, col tappo a vite e il pispolo di legno da cui suggere direttamente con le labbra avide di frescura