0 4 minuti 1 anno
Foto copertina e articolo di Michele Giannone

La Porta Palatina si trova a pochi passi dal Duomo. Nonostante la porta sia singola, spesso i torinesi vi fanno riferimento come Porte Palatine. E’ il principale ricordo dell’epoca romana di Torino, nonché una delle porte meglio conservate al mondo.   

Porta Palatina
Porta Palatina

La Porta fu edificata intorno al I secolo a.C. come accesso nord della città. Originariamente chiamata Porta Doranea per la sua vicinanza con il fiume Dora, venne poi rinominata Palatina probabilmente per la sua vicinanza con il palazzo del sovrano.

La struttura è simile alla Porta Decumana, oggi inglobata completamente in Palazzo Madama. Due torri laterali alte circa 30 metri, composte da sedici lati e poggiate su base quadrata delimitano il corpo centrale lungo circa 20 metri. I passaggi sono costituiti da due fornici carrai centrali e due fornici laterali più piccoli per i passaggi pedonali.

Per molti secoli la Porta non subì particolari modifiche, continuando la sua funzione come accesso alla città. Solo nel 1404 si aggiunsero i merli alle torri per scopo difensivo.

A inizio del 1700, il nuovo assetto urbanistico voluto da Vittorio Amedeo II prevedeva l’abbattimento della Porta. Fu l’architetto Antonio Bertola a convince il duca a mantenere la Porta Palatina, che tuttavia perse la sua funzione. A partire dal 1724 la Porta perde completamente la sua funzione di accesso alla città e diventa carcere cittadino. Successivamente, con l’arrivo del dominio napoleonico, la detenzione è limitata alla sezione femminile.

Porta Palatina
Porta Paatina – Statua di Augsto

Originariamente le torri non prevedevano aperture, ma con la presenza di diversi detenuti all’interno si creò la necessità di avere una maggiore areazione. Per facilitare il ricambio di aria e il miglioramento delle condizioni igienico sanitarie si aprono delle piccole finestrelle visibili ancora oggi.

Ripristino della Porta Palatina

Con l’apertura delle Nuove, le carceri volute da Vittorio Emanuele II, la Porta Palatina è liberata e non più utilizzata. A inizio ‘900, l’architetto Alfredo d’Andrade e Cesare Berta operarono un delicato lavoro di restauro della Porta, con l’intento di ripristinare la struttura romana originaria. Rimossero rinforzi e interventi operati nei secoli, restituendo alla Porta l’aspetto originale.  

Essi intenzionalmente rimossero anche i merletti da una sola torre, per evidenziare la difficoltà di ricostruire l’aspetto originario dopo così tanto tempo.

Ulteriori restauri avvennero in epoca fascista tra il 1934 e il 1938. Questo rifacimento pose erroneamente le due statue bronzee (copia del 1935, gli originali in marmo sono custoditi a Roma)  all’interno della Porta, cioè nella città, e non all’esterno come presumibilmente era in epoca romana.

A fine anni ’80 del Novecento venne vietato il traffico automobilistico attraverso la Porta, rendendo la zona completamente pedonale. Nel 2006, in occasione dei Giochi Olimpici, è riprogettato tutto il sito, con la creazione l’attuale Parco Archeologico, ricostruendo anche il bastione che Napoleone fece distruggere nel 1800.

Un’impronta millenaria

Durante l’epoca romana era comune allestire fornaci nei pressi dei cantieri per la produzione in loco di mattoni ed altri elementi in terracotta atti alla costruzione. Terminata la fase di cottura si lasciano asciugare per poi consegnarli ai costruttori per la messa in opera.

Impronta di cane

Non è raro che durante questo processo gli operai, maneggiando il materiale ancora morbido, lasciassero impronte delle dita. Impronte che in taluni casi sono ancora visibili oggi su diverse costruzioni dell’epoca.

E’ però abbastanza insolito che l’impronta lasciata sia quella della zampa di un cane. Questa impronta millenaria (forse di un pastore tedesco) si può ammirare su una grande mattonella verso via XX Settembre