
Immagini prese dal Web
La via era già presente in epoca romana. Essa fungeva da raccordo tra la Porta Decumana, oggi inclusa in Palazzo Madama, e la Porta Pretoria all’altezza Via della Consolata. Pur rimanendo un’importante via commerciale, dopo la caduta dell’Impero Romano via Giuseppe Garibaldi non venne mai rimaneggiata cadendo in un progressivo degrado.
Via Dora Grossa
Nel 1573 Emanuele Filiberto promosse un progetto di canalizzazione dell’acqua dalla vicina Dora. Lo scopo era duplice: ripulire i vicoli e fronteggiare prontamente gli incendi. La via venne quindi dotata al centro di un canale d’acqua scoperto prendendo il nome di Via Dora Grossa.

A partire dalla vittoria dell’assedio di Torino del 1706, Torino cresce in popolazione, si amplia e si rinnova. Il maestro del rinnovamento urbanistico è indubbiamente Filippo Juvarra, che ridisegna molte delle vie centrali della città, tra cui Via Giuseppe Garibaldi (all’epoca chiamata Via Dora Grossa).
Sotto la spinta di Vittorio Amedeo II, il progetto di rinnovamento interessa l’intera contrada: via Porta Palazzo (attuale via Milano), via del Senato (attuale via Corte d’Appello) e via Dora Grossa (attuale via Garibaldi). A seguire vi saranno poi operazioni anche in piazza Palazzo di Città.
Rinnovamento della via
Tuttavia, i lavori in via Dora Grossa stentano a decollare. La via è una delle principali arterie commerciali della città e, sebbene vi siano diversi incentivi da parte del Re e della città, i proprietari non vogliono chiudere la bottega per il rifacimento degli edifici. Per velocizzare il processo re Carlo Emanuele III dispone che chiunque voglia aderire al progetto di rinnovamento può forzare i vicini non interessati a vendergli gli edifici attigui.

Sebbene i lavori procedevano a rilento, divenne comunque la via principale della città, sede di edifici istituzionali e palazzi della nobiltà. Data l’importanza e la costante frequentazione dell’aristocrazia torinese nel 1730 è dotata di marciapiedi (probabilmente il primo in Europa) e completamente lastricata (una delle poche in Torino).
In un editto di fine giugno 1736 si legge che il motivo del rifacimento dell’intera contrada è dovuto a tre motivi principali. Il primo e quello dell’aumento della capacità insediativa, in pratica la popolazione sta crescendo e servono più appartamenti. In secondo luogo, servono edifici più moderni e funzionali, sia commercialmente che da un punto di vista abitativo. Infine, si vogliono strutture più moderne, efficienti e decorose.

Da notare che mentre all’inizio vi era anche uno scopo militare di difesa, ormai il ricordo dell’assedio è lontano e si privilegia l’aspetto principalmente commerciale. Nell’editto si indica difatti che la via sarà dedicata ad ospitare botteghe particolarmente redditizie, ad esempio chi tratta oro, argento o seta. Non vi sono particolari riferimenti al commercio alimentare o di altri generi, dando ad intendere che dovranno essere tutte botteghe di lusso.
Da via Dora Grossa a via Giuseppe Garibaldi
Come detto i lavori stentano a partire, così nel 1739 Benedetto Alfieri, successore di Juvarra, rinuncia in parte al rigore estetico del progetto originario. Tuttavia, l’imponente Palazzo Madama che fa da sfondo alla via, così come la congiunzione con piazza Castello e Palazzo Reale, impone comunque la realizzazione di una via decorosa, sontuosa e di alto rango.
Nel 1846, la via venne è di illuminazione a gas e il 5 giugno 1882 prende il nome di Via Garibaldi. Fu completamente pedonalizzata nel 1979.
Cosa vedere in via Garibaldi
Ai giorni notsri continua ad essere una via prettamente commerciale. Vi si trovano negozi di tutti i tipi, bar e gelaterie. Lungo tutta la via si trovano spesso saltimbanchi e artisti di strada.

Quasi tutti i palazzi di Via Garibaldi mostrano pregevoli balconi in ferro battuto, spesso con incisioni che identificano i vecchi padroni di casa. Anche se un po’ nascosta, da non mancare la visita alla Cappella dei Banchieri e dei Mercanti.
All’altezza di Via della Consolata vi è una grossa pietra quadrata cintata da quattro paletti con catene. Durante dei lavori di scavo vennero alla luce resti delle mura romane. Il comune decise di mantenere visibili dalla via ponendo una lastra trasparente che ne permettesse la vista. Dato il frequente passaggio, il vetro si deteriorò in breve tempo e venno conseguentemente rimpiazzato con la pietra visibile oggi.

Da non perdere la Farmacia Chimica Tullio Bosio. A dire il vero la farmacia è presente sin dal 1715, solamente a fine ‘800 subentreranno i Bosio. Tuttavia, è proprio a Tullio Bosio che si deve il ricco e pregevole frontale d’entrata, con tanto di busto del medico greco Galeno. L’interno e’ costituito da scaffali lungo le pareti e un bancone di inizio ‘900.
