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Foto articolo e copertina di Lucia Ranieri


La via congiunge Piazza Castello con Piazza Solferino. Ha la particolare caratteristica di essere l’unica via in diagonale in un contesto urbano squadrato a pianta romana. Proprio per questo motivo via Pietro Micca a volte è chiamata la Diagonale.

Gli isolati di questa zona mantennero la struttura medioevale fino alla seconda metà dell’Ottocento. Tradizionalmente quindi erano composti da edifici costruiti senza alcuna regolamentazione edilizia o normativa urbanistiche. L’intera area risultava quindi composto da vie anguste e buie che ostacolavano il ricircolo di aria e luce. Ciò creava un ambiente malsano ed era causa di condizioni igienico sanitarie scarse, che spesso portavano ad epidemie.

L’ammodernamento della zona fu organo di discussione a partire dal 1876. A tale proposito in quella data Ernesto Balbo Bertone di Sambuy aveva proposto il risanamento di tutta l’area tramite uno sventramento diagonale che permettesse anche di velocizzare il collegamento tra piazza Castello e piazza Solferimo.

La nascita

Nonostante ci fosse l’urgente necessità di rimaneggiare tutto il borgo, l’apertura di una via diagonale in un sistema rigidamente quadrato e a pianta romana e molti non piaceva. La discussione andò quindi avanti per molti anni, finché la promulgazione della Legge per Napoli non ha sbloccato la situazione.

Via Pietro Micca
Via Pietro Micca – Portici

Napoli era afflitta dallo stesso problema. A seguito di un’epidemia di colera, è promulgata una legge che fissava prezzi per gli espropri e promuoveva agevolazioni per il risanamento dei centri degradati. Nel 1885, tale legge è estesa a tutti i comuni italiani.

Da questa estensione ne trasse vantaggio anche il Comune di Torino. Infatti, nel marzo 1885 diede origine al Piano Velasco, nome dell’ingegnere capo della città. Il progetto prevedeva il completo rifacimento dell’area, aprendo una collegamento tra le due piazze. Inoltre questo nuovo tracciato ridusse anche i tempi di percorrenza per raggiungere Piazza Castello, migliorando la mobilità dei torinesi.

Via Pietro Micca
Via Pietro Micca – Portici

Secondo alcuni storici la decisione di aprire una via diagonale fu motivata anche da ragione di ordine pubblico. Difatti, in caso di necessità, l’intervento in piazza Castello dei carabinieri provenienti dalla caserma di via Cernaia risulta molto più agevole e veloce.

Comunque sia i lavori iniziarono l’anno successivo e terminarono nel 1897.

Un commento a parte merita infine la Chiesa di San Tommaso, di fine ‘500. Questa risultava un ostacolo per la linearità della via. Ne fu quindi proposto l’abbattimento. Tuttavia, l’intervento di Carlo Ceppi, che propose di accorciare la navata arretrando la facciata di circa otto metri, la salvò.

I palazzi di via Pietro Micca

Parte degli edifici della via sono in architettura liberty. Questo stile iniziò ad affermarsi a Torino proprio in quel periodo. Altri invece sono in stile più barocco. Le diverse architetture rendono la vista della via molto suggestiva e affascinante.

Via Pietro Micca
Via Pietro Micca – Giardini La Marmora
  • Palazzo Fiorina. Commissionato dall’omonima famiglia, fu progettato nel 1860. Occupa l’incrocio con via Botero e Piazza Solferino. L’edificio e’ un misto tra decorazioni liberty e stile barocco. In aggiunta presenta porticati raffinati in stile neoclassico. Il palazzo fu sede dell’hotel Fiorina. Sotto i portici nacque la libreria Slavia, successivamente chiamata Petrini, nota per essere frequentata da Edmondo De Amicis e Pietro Gobetti.
  • Bar Norman. All’angolo con via Botero si trova lo storico bar Norman, in passato birreria Voigt. Locale famoso sia per la sua eleganza che per aver visto la nascita del Torino Football Club. Purtroppo, recentemente il bar è stato rilevato da una società giapponese. Pare che la sontuosità della Torino storica sarà sostituita con sushi orientale.
  • Palazzo Bellia. Fu fatto costruire tra in 1892 e il 1898 dall’impresa edile omonima, su progetto di Carlo Ceppi. Rappresenta uno dei primi esempi di stile Liberty a Torino e fu il primo edificio civile della città ad applicare il Systéme Hennebique, utilizzando il calcestruzzo armato per i solai.