
Immagini prese dal Web
Via Po collega Piazza Castello a Piazza Vittorio Veneto. È caratterizzata in tutta la sua lunghezza da portici pedonali su ambo i lati.
Sin dal Medioevo, se non addirittura nel periodo romano, esisteva già una strada fuori dalle mura cittadine che si sviluppava verso est raggiungendo quello che all’epoca era l’unico ponte sul fiume. Era chiamata via della calce poiché, superato il ponte sul Po, raggiungeva Gassino e Casale, cioè le zone principali che fornivano materiali per l’edilizia alla città di Torino.
Già all’epoca la via non rispettava il rigido parallelismo delle altre strade, ma era leggermente in diagonale. Il motivo era quello di adattarsi al tracciato del fiume Dora, rimanendo però a una distanza di sicurezza a causa delle frequenti inondazioni del fiume stesso.
Con l’aumentare dell’importanza commerciale della via della calce crebbero anche le costruzioni e fabbricati. Un’idea di come si presentasse la via nella prima metà del ‘600 è quello probabilmente rappresentato nell’affresco conservato nella Sala della Magnificenza del Castello del Valentino, dove si vede la facciata della chiesa di San Francesco da Paola seguita da altre costruzioni.

Il progetto
Il primo disegno per la sistemazione della Contrada di Po è promosso da Carlo Emanuele I nel 1618, con l’approvazione del progetto di Ercole Negro di Sanfront. Tale progetto prevede di includere la via della calce all’interno delle nuove mura cittadine.
Il progetto venne poi rilanciato nel 1646 con un editto di Maria Cristina di Francia, che tra l’altro dettava anche alcune regole urbanistiche per la costruzione degli edifici. La direzione dei lavori venne affidata ad Amedeo di Castellamonte.
Pur rimanendo fedele ai disegni di Sanfront, Amedeo di Castellamonte fece alcune modifiche per rendere l’intero sistema più sontuoso ed elegante. La variazione principale fu quella di prevedere i portici su ambo i lati della via. Fino ad allora il porticato era previsto solamente per le piazze, via Po fu quindi la prima via con i portici di Torino.

Castellamonte si preoccupa comunque di mantenere nello stato attuale alcuni edifici di particolare rilevanza. Così ad esempio interrompe i portici per mettere in risalto la facciata delle chiese di San Francesco da Paola e della SS Annunziata (la cui attuale facciata porticata sarà poi costruita nel 1913).
L’inaugurazione di via Po avvenne finalmente nel 1674. Tuttavia l’opera rimase non completa per molti anni. Solo nel 1720, sotto il regno di Vittorio Amedeo II, terminate tutte le facciate e i portici su ambo i lati, la strada viene rinominata via Po.
Caratteristiche di via Po
I caseggiati a lato della via incorporavano antichi edifici come lo Studium, l’attuale Università di Torino, attivo sin dai primi anni del ‘400.
Una decina di anni dopo l’apertura della via, si venne ad aggiungere anche l’Ospizio della Carità voluto da Vittorio Amedeo II con la costruzione del Palazzo degli Stemmi.
Successivamente a inizio ‘800 Vittorio Emanuele I fece aggiungere la copertura completa anche sull’intersezione delle vie che l’attraversano. Tuttavia, tale copertura, è dedicata solamente al lato sinistro della via. Lo scopo era infatti quello di consentire al Duca di poter raggiungere comodamente il fiume da Palazzo Reale anche in caso di pioggia.
Questa asimmetria viene ancora oggi ricordata dai torinesi che comunemente identificano i lati di via Po come Portici del Re o Portici della pioggia da una parte e lato del popolo o lato del sole dall’altra.
Durante la Seconda guerra mondiale intensi bombardamenti nel 1944 danneggiarono gravemente soprattutto il lato destro della via.
Cosa vedere in via Po
Essendo una delle strade più antiche del centro storico di Torino, è ovvio che vi siano molti edifici rilevanti.
- Sicuramente da ricordare lo storico Caffè Fiorio, sede di incontri politici e intellettuali durante il 1800, nonche’ famoso per produrre il più gustoso gelato della città.

- Da notare anche la presenza della Gioielleria Musy Padre e Figli, che pare sia la più antica d’Italia.
- Molti sono anche i personaggi che hanno avuto a che fare con Via Po e questa zona di Torino. Per esempio, Erasmo da Rotterdam, come ricorda una targa sotto i portici, vi si laureò nel 1506, mentre Nietzsche era un assiduo frequentatore del Caffè Nazionale. Ma anche il pittore De Chirico da Via Po trasse ispirazione.

- Nei sotterranei della Fondazione Accorsi (Museo di Arti Decorative) sono ancora presenti i resti di un’antica chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate oggi non più esistente. Tuttavia la cripta è ancora perfettamente conservata. Si trova esattamente sotto la biglietteria della fondazione, che all’epoca era la sagrestia. Sono ancora in bella vista le colonne che davano accesso alla chiesa: si possono vedere nel porticato di via Po 57.
- Per chi vi si recasse durante il periodo natalizio, da non perdere la visita del Presepe Meccanico presso la Chiesa della Santissima Annunziata. Il presepe fu realizzato da Francesco Canonica nel 1910. Composto da circa 200 personaggi scolpiti appositamente da artigiani della Val Gardena. Circa la metà di essi è animato da un unico motore elettrico. Un’unica mucca invece è dotata di movimento grazie ad un meccanismo a orologeria. Negli ultimi anni è stato aggiunta un’illuminazione a led per un effetto giorno-notte.
