
Villino Raby a Torino: storia, architettura e Liberty
All’inizio di corso Francia, quasi all’incrocio con via Principi d’Acaja, c’è un edificio che merita di essere osservato con attenzione.
È il Villino Raby, una delle architetture più interessanti del Liberty torinese dei primi anni del Novecento.
A colpire sono soprattutto il grande bovindo accanto all’ingresso, le balaustre, i ferri battuti, le decorazioni e la composizione movimentata dei volumi. Ma il suo interesse non si limita all’aspetto estetico.
Il Villino Raby racconta infatti una storia particolare: quella di un progetto di Pietro Fenoglio che, durante la costruzione, venne modificato in modo significativo attraverso l’intervento di Gottardo Gussoni. Questa evoluzione rende l’edificio particolarmente interessante, perché mette in relazione il progetto originario con le trasformazioni introdotte durante la realizzazione.
Il risultato è un edificio nel quale convivono riferimenti diversi dell’Art Nouveau europea e che permette di capire meglio quanto fosse ricco e sperimentale il Liberty torinese.
La storia del Villino Raby
La storia del Villino Raby comincia nel 1901, quando Michele Raby commissionò a Pietro Fenoglio la progettazione della propria abitazione.
Fenoglio elaborò il progetto della residenza e si occupò anche delle scuderie previste nel giardino retrostante.
L’edificio nacque quindi come una residenza privata inserita in una zona della città che, proprio in quegli anni, stava assumendo un carattere sempre più elegante e residenziale.
Il Villino Raby rappresenta così una delle testimonianze della stagione Liberty torinese dei primi anni del Novecento, quando architetti e committenti sperimentavano nuove forme per l’abitazione urbana.
Nel corso del Novecento la destinazione dell’edificio cambiò. Nato come abitazione privata, venne successivamente utilizzato anche come scuola privata, attraversando trasformazioni che hanno reso meno leggibili alcune parti della configurazione originaria.
Il complesso è stato successivamente acquisito dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Torino, che ne ha promosso il restauro e il cambio di destinazione d’uso.
L’intervento di restauro è stato realizzato tra il 2011 e il 2013.
Le trasformazioni del progetto e il ruolo di Gussoni
L’edificio che vediamo oggi non corrisponde però esattamente al progetto originario di Fenoglio.
Durante la costruzione furono infatti introdotte numerose varianti. MuseoTorino segnala modifiche nelle modanature delle finestre, nelle balaustre, nei ferri battuti e soprattutto nel grande bovindo.
A Gottardo Gussoni è attribuita l’esecuzione di diversi elementi della costruzione, e il suo intervento contribuisce a spiegare alcune delle differenze tra il progetto iniziale e l’edificio realizzato.
È uno degli aspetti più interessanti del Villino Raby: non ci troviamo semplicemente davanti a un’opera progettata da Fenoglio, ma davanti al risultato di un processo nel quale il progetto venne modificato durante la realizzazione.
Queste trasformazioni aiutano anche a comprendere la particolare ricchezza dell’edificio, nel quale convivono riferimenti diversi dell’Art Nouveau europea e una reinterpretazione legata alla cultura architettonica torinese.
Fenoglio e Gussoni: due protagonisti del Liberty torinese
Il Villino Raby permette quindi di osservare da vicino il rapporto tra l’opera di Pietro Fenoglio e l’intervento di Gottardo Gussoni.
Pietro Fenoglio era particolarmente attento alla composizione architettonica, alla decorazione e al rapporto tra edificio e arti applicate.
Gottardo Gussoni, intervenendo su diversi elementi della costruzione, contribuì invece a definire una parte importante dell’aspetto plastico e decorativo dell’edificio.
La stessa MuseoTorino collega la presenza dei due progettisti a due differenti indirizzi dell’Art Nouveau europea: quello belga di Victor Horta e quello francese di Hector Guimard.
Non si tratta però di una semplice imitazione di modelli stranieri.
Il Villino Raby dimostra piuttosto come le nuove tendenze internazionali venissero reinterpretate dagli architetti torinesi secondo una sensibilità locale e in rapporto alle esigenze della committenza.
Architettura del Villino Raby
Per apprezzare il Villino Raby non basta guardarlo rapidamente.
La sua architettura va osservata nei dettagli e, soprattutto, nella relazione tra le diverse parti dell’edificio.
Il grande bovindo
L’elemento più evidente è il grande bovindo posto accanto all’ingresso.
La sua presenza modifica profondamente il prospetto e contribuisce a rendere più dinamica la volumetria dell’edificio.
Non è quindi soltanto un elemento decorativo: è parte integrante della composizione architettonica.
È anche uno degli elementi che, secondo MuseoTorino, vennero modificati rispetto al progetto originario.

Le finestre e le balaustre
Le finestre sono incorniciate da modanature elaborate, mentre le balaustre aggiungono un ulteriore livello decorativo alla facciata.
Nel linguaggio Liberty gli elementi funzionali possono diventare anche elementi ornamentali, e nel Villino Raby questo principio è particolarmente evidente.
Il ferro battuto
Anche il ferro battuto assume un ruolo importante.
Ringhiere, cancelli e altri elementi metallici non sono semplici accessori, ma partecipano alla composizione complessiva dell’edificio.
Una parte della cancellata originaria è andata perduta; ne rimane il cancello carraio in ferro battuto.

I diversi corpi di fabbrica
Il Villino Raby ha una pianta irregolare ed è composto da diversi corpi di fabbrica accostati.
Questa caratteristica contribuisce a evitare l’effetto di una facciata piatta e uniforme.
Avvicinandosi all’edificio, si percepisce infatti una costruzione fatta di sporgenze, rientranze, terrazzi e differenti profondità.
Sono proprio questi cambiamenti di volume a dare al Villino Raby parte del suo carattere.

Il giardino e le scuderie
Il progetto del Villino Raby non riguardava soltanto l’edificio affacciato su corso Francia.
La residenza comprendeva anche un rapporto più articolato con gli spazi esterni.
Sul retro si trovava infatti un giardino con le scuderie progettate da Fenoglio. Oggi queste strutture sono molto meno leggibili a causa delle trasformazioni avvenute nel corso del tempo.
L’edificio comprendeva inoltre un’ampia veranda con terrazzo e un collegamento verso il giardino.
Questi elementi aiutano a capire la natura della residenza: il Villino Raby non era semplicemente una casa urbana, ma un complesso nel quale abitazione, spazi esterni e strutture di servizio erano pensati come parti di un unico insieme.
Anche gli interni conservano una storia interessante. La decorazione interna è attribuita a Ernesto Domenico Smeriglio, mentre le decorazioni in pietra artificiale sono legate a Gussoni.
Horta e Guimard: le influenze europee
Uno degli aspetti più interessanti del Villino Raby è il suo rapporto con l’Art Nouveau internazionale.
Nel Villino Raby sono stati individuati riferimenti a due importanti interpretazioni dell’Art Nouveau: il Liberty belga di Victor Horta e quello francese associato a Hector Guimard.
Il valore dell’edificio sta però proprio nella trasformazione di questi riferimenti. Le influenze internazionali non vengono riprodotte fedelmente, ma filtrate attraverso la cultura architettonica torinese e trasformate in un linguaggio autonomo.
È anche per questo che il Villino Raby è utile per comprendere il Liberty di Torino: una stagione nella quale gli architetti guardavano con attenzione alle novità europee, reinterpretandole secondo il contesto della città.
Villino Raby, Casa Fenoglio-Lafleur e Villa Scott
Il modo migliore per capire la varietà dell’architettura di Pietro Fenoglio è forse quello di confrontare il Villino Raby con altre sue opere.
Tre edifici, in particolare, permettono di seguire bene questo percorso:
- Villino Raby
- Casa Fenoglio-Lafleur
- Villa Scott
Il Catalogo Generale dei Beni Culturali dedica un approfondimento proprio alle ville Fenoglio-Lafleur, Raby e Scott nel contesto dell’opera di Pietro Fenoglio.
Casa Fenoglio-Lafleur
La Casa Fenoglio-Lafleur, in via Principi d’Acaja, è una delle architetture più celebri del Liberty torinese.
Il confronto con il Villino Raby permette di vedere come Fenoglio potesse utilizzare lo stesso linguaggio architettonico in maniera diversa, modificando la composizione, i dettagli e il rapporto tra facciata e decorazione.
Villa Scott
Villa Scott rappresenta un’altra interpretazione del linguaggio di Fenoglio e Gussoni.
Situata sulla collina torinese, presenta un rapporto molto diverso con il paesaggio e una composizione più scenografica.
È inoltre conosciuta dal grande pubblico per essere stata utilizzata come location di alcune scene di Profondo rosso di Dario Argento.
Tre edifici, tre interpretazioni
Osservare insieme questi tre edifici permette di evitare un equivoco frequente: quello di considerare il Liberty torinese come uno stile uniforme.
Il Villino Raby si distingue per la ricchezza plastica della facciata e per il grande bovindo.
Casa Fenoglio-Lafleur presenta una composizione particolarmente raffinata e un uso importante di bow-window, vetrate e ferro battuto.
Villa Scott sviluppa invece un rapporto più scenografico con il paesaggio della collina.
Tre edifici diversi, dunque, ma accomunati dalla capacità di Fenoglio di adattare il linguaggio Liberty al progetto, al luogo e alla committenza.
Che cosa è successo al Villino Raby nel Novecento?
Come molti edifici storici torinesi, anche il Villino Raby ha attraversato diverse trasformazioni.
Nato come abitazione privata, venne successivamente utilizzato anche come scuola privata.
Nel corso del tempo l’edificio subì modifiche che hanno reso meno leggibili alcune parti della configurazione originaria.
Il complesso è stato successivamente acquisito dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Torino, che ne ha promosso il restauro e il cambio di destinazione d’uso.
L’intervento è stato realizzato tra il 2011 e il 2013.
Dopo il restauro, il Villino Raby ha quindi mantenuto la propria presenza nel tessuto urbano torinese, pur con una funzione diversa da quella originaria.
Il Villino Raby oggi
Oggi il Villino Raby ospita la sede dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Torino.
Per chi visita Torino, l’edificio è soprattutto interessante da osservare dall’esterno.
Basta fermarsi qualche minuto davanti alla facciata e cercare alcuni elementi:
il bovindo, le balaustre, il ferro battuto, le decorazioni delle finestre e la successione dei diversi volumi.
Guardandoli insieme si comprende meglio quanto lavoro ci sia dietro quella che, a un primo sguardo, potrebbe sembrare semplicemente una bella villa Liberty.
Dove si trova il Villino Raby
Il Villino Raby si trova in corso Francia 8/B, all’inizio del corso e nei pressi dell’incrocio con via Principi d’Acaja. La posizione lo rende facilmente collegabile alla visita di Casa Fenoglio-Lafleur e ad altre architetture Liberty della zona.
Un itinerario Liberty partendo dal Villino Raby
Il Villino Raby può essere una buona tappa per una passeggiata alla scoperta del Liberty torinese.
Un possibile percorso parte da corso Francia 8/B, davanti al Villino Raby, e prosegue verso via Principi d’Acaja, dove si trova Casa Fenoglio-Lafleur.
Da qui è possibile continuare alla scoperta di altre architetture della zona oppure costruire un itinerario più ampio dedicato alle opere di Pietro Fenoglio.
Chi vuole approfondire ulteriormente può spingersi verso la collina torinese per vedere dall’esterno Villa Scott, oppure proseguire verso Collegno, dove il Villaggio Leumann mostra una diversa applicazione del linguaggio Liberty, legata all’architettura residenziale e alla vita della comunità operaia.
È un percorso che permette di leggere il Liberty torinese direttamente nelle strade della città, passando dalla scala del singolo edificio a quella del quartiere.
Fonti e approfondimenti
Il Villino Raby è una delle architetture più interessanti del Liberty torinese dei primi anni del Novecento. Progettato da Pietro Fenoglio nel 1901 e realizzato con il coinvolgimento di Gottardo Gussoni, l’edificio permette di osservare il dialogo tra diverse interpretazioni dell’Art Nouveau europea e la cultura architettonica torinese. Per approfondire la storia del Villino Raby, i suoi progettisti e il contesto nel quale nacque, ecco alcune risorse selezionate.
Da leggere su Angoli Torino
Pietro Fenoglio, Torino capitale Liberty
La figura di Pietro Fenoglio, la sua formazione e le principali architetture che hanno segnato il Liberty torinese.
Casa Fenoglio-Lafleur
Uno dei capolavori di Pietro Fenoglio, utile per confrontare il linguaggio architettonico con quello del Villino Raby.
Villa Scott a Torino
Un’altra importante opera di Fenoglio realizzata con la collaborazione di Gottardo Gussoni, sulla collina torinese.
Gottardo Gussoni: opere e Liberty a Torino
Un approfondimento sull’architetto e ingegnere coinvolto nella realizzazione del Villino Raby e di altre architetture Liberty torinesi.
Torino Liberty
La guida generale al Liberty torinese, con architetti, edifici, quartieri e itinerari per scoprire l’Art Nouveau in città.
Fonti per approfondire
Scheda storica e architettonica dedicata al Villino Raby, con informazioni sul progetto del 1901, Pietro Fenoglio, Gottardo Gussoni, le varianti introdotte durante la costruzione e il successivo restauro.
Risorsa istituzionale per approfondire la catalogazione e la documentazione del bene culturale.
Approfondimento dedicato alle tre architetture di Fenoglio e al loro ruolo nella stagione del Liberty torinese dei primi anni del Novecento.
Itinerario dedicato alle architetture di Pietro Fenoglio e alle principali testimonianze del Liberty presenti a Torino.
Approfondimento sul linguaggio architettonico e decorativo di Fenoglio e sul rapporto tra architettura e Art Nouveau nella Torino di inizio Novecento.
Scheda biografica dedicata all’architetto e ingegnere torinese, con una panoramica della sua attività nell’edilizia residenziale e industriale.
Nota sulle fonti: le risorse indicate permettono di approfondire la storia del Villino Raby, il progetto di Pietro Fenoglio, il contributo di Gottardo Gussoni e il più ampio contesto del Liberty torinese. Le fonti istituzionali sono riportate come strumenti di approfondimento storico, architettonico e documentario.
