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Vittorio Amedeo II nasce a Torino il 14 maggio 1666 da Carlo Emanuele II e Maria Giovanna Battista. Alla morte del padre nel 1675 aveva solamente nove anni e dovette sottostare alla reggenza della madre. Gli scontri e i contrasti con la madre si verificarono sin da subito.

Vittorio Amedeo II
Vittorio Amedeo II
Ritratto a cavallo con il padre Carlo Emanuele II

Sul piano politico l’indirizzo filofrancese imposto dalla madre al governo era in contrasto con il pensiero del giovane Vittorio Amedeo. Ma vi erano contrasti anche sotto altri aspetti. Tra di loro non vi era né confidenza né affetto. La madre era più interessata agli amanti che alle cure del figlio, che quindi crebbe in un isolamento quasi completo aggravato anche da alcuni problemi di salute.

A partire dal 1680 inizia la sua reazione nei confronti della madre. Prima riesce ad evitare un matrimonio organizzato con la figlia del re di Portogallo, poi inizia a contrapporsi in maniera risoluta verso la madre ed infine nel 1684 con il proclama di Rivoli assume il governo dello Stato.

Tuttavia, nell’aprile del 1684, accetta le nozze con Anna d’Orelans, nipote di Luigi XIV. In cambio del mantenimento dei buoni rapporti con la Francia ottiene l’uscita di scena della madre e il tempo per riorganizzare lo stato.

Politica di Vittorio Amedeo II

Con la costituzione della Lega d’Augusta nel 1686 iniziano a prendere forma in Vittorio Amedeo II i progetti per sottrarsi all’influenza francese. Nel 1687 si reca a Venezia sotto falso nome per incontrarsi con degli emissari imperiali. Nei due anni successivi intrattiene trattative con Guglielmo III d’Orange. Infine, nel 1690 lo Stato sabaudo entra nella Grande Alleanza.

Vittorio Amedeo II
Vittorio Amedeo II

La Francia reagisce ordinandogli di mantenere un presidio francese a Torino, ma Vittorio Amedeo rifiuta e si dichiara pronto a combattere. Purtroppo, però l’esito della guerra non è favorevole al duca, anche perché poco aiutato dagli alleati spagnoli e imperiali. Nel 1690 perde a Staffarda, nel 1692 viene respinto dal Delfinato e l’anno successivo soccombe a Marsiglia. Vittorio Amedeo II opta quindi per due diverse strategie. Da una parte inizia trattative segrete con la Francia per una pace, dall’altra si dichiara disposto ad ulteriori sacrifici chiedendo come compenso il governo di Milano. Ricevuto il rifiuto della Spagna firma la pace con la Francia ottenendo la restituzione delle terre perse ed il matrimonio della figlia Adelaide con il duca di Borgogna.

La sconfitta militare è ben compensata dalla vittoria diplomatica: ottiene l’indipendenza dello Stato e sottrae Casale all’Austria. Come sperato da Luigi XIV il ritiro dalla guerra dei Savoia rompe l’equilibrio dell’Alleanza che nel 1696 giunge quindi a firmare trattati di pace.

Guerra di successione austriaca

Gli equilibri europei subirono un’ulteriore scossa nel 1700. La morte senza eredi di Carlo II di Spagna apre una nuova stagione di guerre per la successione al trono tra Austria e l’asse franco-spagnolo. Vittorio Amedeo II non ebbe possibilità di scelta. Francia e Spagna, controllando anche Milano, circondavano completamente il piccolo stato sabaudo. Il duca fu quindi costretto a stringere alleanza con spagnoli e francesi, ai quali concesse anche il matrimonio di sua figlia Maria Luisa Gabriella con Filippo V. In cambio ottenne il comando delle forze franco-spagnole in Italia.

Tuttavia, tutti conoscevano i sui sentimenti anti francesi, in caso di vittoria era assai probabile che le due potenze avrebbero distrutto e spazzato via il ducato. Parimenti a quanto già fatto in precedenza Vittorio Amedeo II nel 1702 inizia trattative segrete con Austria, Olanda ed Inghilterra. Nell’ottobre 1703 il duca Savoia firma il trattato con l’Austria e rompe l’alleanza con Francia e Spagna.

Informato dal suo servizio di spionaggio, Luigi XIV e concepì un’azione di contenimento facendo prigioniere alcune truppe piemontesi nei pressi dei confini sabaudo-lombardi.

Vittorio Amedeo II reagì facendo arrestare l’ambasciatore francese a Torino, scatenando l’ira della Francia. Nonostante l’intervento delle armate imperiali in pochi anni i francesi occuparono buona parte del Piemonte. Si arrivò così all’ assedio di Torino del 1706.  

La difesa di Torino

I francesi assediarono Torino con un imponente dispiegamento di forze: oltre 40.000 soldati. La difesa dei piemontesi era basata solamente su circa 10.000 uomini ed il Mastio della Cittadella. Questa fortificazione, voluta da Emanuele Filiberto, era considerata una delle più inaccessibili d’Europa.

L’assedio di Torino del 1706 può essere riassunto in due fatti divenuti ormai leggendari.

Vittorio Amedeo II
Vittorio Amedeo II – Voto a Superga

La Cittadella era composta da gallerie sotterranee che si estendevano fuori dalla città. Questo permetteva ai piemontesi di raggiungere le spalle dei francesi senza essere visti, per poi far saltare la galleria infliggendo gravi danni agli assedianti. I francesi erano a conoscenza di tali gallerie, ma non ne conoscevano l’ubicazione esatta. La notte tra il 29 e il 30 agosto, le truppe francesi riuscirono ad aprirsi un varco in una di queste gallerie e tentarono di penetrare all’interno della fortezza. La città fu salvata dal gesto eroico di Pietro Micca, che fece esplodere la galleria utilizzata dai francesi rimettendoci la vita.

Il 2 Settembre 1706, il Vittorio Amedeo II si incontrò a Superga con il comandante delle forze sabaude, il principe Eugenio di Carignano. Essi si incontrarono per concordare la difesa. Sul monte vi era un pilone votivo raffigurante la Madonna. Qui Vittorio Amedeo II fece voto che in caso di vittoria dei piemontesi avrebbe fatto erigere un’imponente Basilica. Pochi giorni dopo i piemontesi vinceranno la battaglia finale nei pressi di Torino. Il duca mantenne il suo voto facendo erigere quella che oggi è la Basilica di Superga.

Il 7 settembre i piemontesi vinsero la battaglia finale, interrompendo l’assedio durato 117 giorni.

Vittorio Amedeo II re di Sardegna

Con questa importante vittoria acquisì prestigio ed importanza internazionale, premessa indispensabile per supportare le sue pretese nei trattati di pace di Utrecht del 1713. Nelle trattative di pace riuscì ad ottenere buona parte degli ampliamenti promessi con il trattato austriaco del 1703, il titolo regio e il regno di Sicilia.

Vittorio Amedeo II
Vittorio Amedeo II a cavallo con le insegne
di generale francese
Esposto alla Palazzina di Caccia di Stupinigi

Il controllo della Sicilia si rivelò però problematico, troppo distante e troppo diversa dal Piemonte. Vittorio Amedeo II si dimostrò subito interessato a scambiare la Sicilia con la Sardegna. Nel 1718 Vittorio Amedeo II può finalmente fregiarsi del titolo di re di Sardegna, titolo che i Savoia manterranno fino all’unità d’Italia.

Negli ultimi anni della sua vita Vittorio Amedeo II si dedicò finalmente alla ristrutturazione dell’apparato governativo. Sottopose il clero ai tributi e limitò le ingerenze del Tribunale dell’Inquisizione scatenando forti contrasti con la Chiesa che si risolsero in parte con il riconoscimento del titolo di Re di Sardegna da parte di Benedetto XIII nel 1726.

Promosse una riforma amministrativa, l’aggiornamento del catasto ed il risanamento finanziario fino ad imporre alla corte atteggiamenti sobri e minimali. Incoraggiò le arti, in particolar modo l’architettura, aprì scuole laiche, invitò insigni maestri all’università e riservò alle 4 facoltà il diritto esclusivo di rilasciare lauree.

Gli ultimi anni

Nel 1730 abdicò a favore del figlio Carlo Emanuele III, tuttavia volle ricevere rapporti settimanali sugli affari di governo. In base a questi si convinse che Carlo Emanuele III non fosse in grado di governare; quindi, l’anno successivo tentò di riprendersi il trono. Stabilitosi a Moncalieri in attesa della revoca dell’abdicazione, il figlio lo fece arrestare ed imprigionare a Rivoli con il pretesto di prevenire pericolose insurrezioni.

Moneta del regno di Vittorio Amedeo II.
1 lira coniata nel 1676 sotto la reggenza della madre

Nel 1731 Vittorio Amedeo II venne colpito da ictus e gli venne concesso di tornare a Moncalieri. Muore l’ultimo giorno di ottobre del 1732 e viene tumulato nella Basilica di Superga

Lavoratore instancabile ed accentratore assoluto, fu tuttavia in grado di contornarsi di collaboratori fedeli, intelligenti e capaci. Di carattere difficile, spigoloso ed a tratti violento, seppe destreggiarsi abilmente sotto la pressione di Francia, Spagna ed Austria stipulando trattati vantaggiosi al momento opportuno. I repentini ed opportunistici cambiamenti di campo sono chiaramente espressi da Luigi XIV che di lui disse

I Savoia non terminano mai una guerra sotto la stessa bandiera con cui l’hanno iniziata

Le sue capacità diplomatiche gli valsero il soprannome di Volpe Savoiarda. Ovviamente la sua più rilevante impresa fu la difesa di Torino nel 1706 e l’acquisizione del titolo regio che ne consegue.

Discendenza

Dal suo matrimonio con Anna d’Orleans ebbe tre maschi e tre figlie. Maria Adelaide, sposa del duca di Borgogna, sarà la madre di Luigi XV di Francia. Maria Luisa Gabriella va invece in sposa a Filippo V di Spagna. Dei tre figli, solo uno gli sopravvive e gli succede come Carlo Emanuele III.

Morta Anna, nel 1730 si risposa con Anna Casalis, contessa di Cumiana dalla quale non ebbe figli. Ebbe invece due figli illegittimi da Jeanne Baptiste d’Albert de Luynes, meglio conosciuta come Contessa di Verrua.

2 commenti su “Vittorio Amedeo II

  1. Buona sera, credo ci sia un errore sulla data dell’armistizio con in francesi. Mi riferisco alla guerra della grande alleanza. Secondo i dati a mia disposizione ( ho scritto un breve romanzo che ha sullo sfondo Torino di quegli anni) la data è quella del 1697 e non 1693. Grazie comunque per la vostra pagina interessantissima al riguardo.

    1. Buongiorno a Lei è grazie del commento. Essendo un articolo centrato su Vittorio Amedeo II non ho voluto/potuto andare troppo nel dettaglio delle vicende storiche. Sicuramente quello fu un periodo molto caotico e complesso. Quanto dice è corretto, la pace generale fu stabilita nel 1697 con la firma del trattato di Rijswijk. Tuttavia, l’articolo fa riferimento (in effetti in modo non molto chiaro) alla “pace di fatto” tra Piemonte e Francia avutasi dopo la battaglia di Marsaglia e sancito ufficialmente con il Trattato di Torino del 1696 con le nozze tra Luigi XIV e Maria Adelaide.