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Durante il soggiorno napoletano di Umberto I e Margherita di Savoia nasce nel 1869 Vittorio Emanuele III, battezzato come Vittorio Emanuele Ferdinando Maria Gennaro.

Vittorio Emanuele III
Vittorio Emanuele III con la madre Margherita

Di salute cagionevole e di bassa statura, sviluppa un temperamento freddo cinico e riflessivo. Poco amato dai genitori, all’età di dodici anni è affidato al colonnello Egidio Osio che ne curerà l’educazione e la formazione, rendendolo il primo Savoia a raggiungere una cultura di livello universitario.

A vent’anni iniziò la carriera militare, dimostrandosi efficiente e puntiglioso e raggiungendo in breve tempo il grado di generale.

Per il suo matrimonio si individuò in Elena del Montenegro la principessa adatta. L’unione è celebrata nel 1896 e si dimostra fin da subito un matrimonio felice.

Amavano la vita riservata della campagna e condividevano passioni quali pesca e fotografia. In quegli anni di felicità Vittorio Emanuele pensò seriamente di rinunciare al trono per una vita accademica, ma il regicidio di Umberto I cambiò tutto.

Vittorio Emanuele III re d’Italia

Quando il padre è assassinato Vittorio Emanuele ed Elena si trovano in crociera in Grecia. Rientrano quindi a Reggio Calabria e poi a Monza. Non avendo ancora nessun erede (la prima figlia nascerà solamente l’anno successivo), Vittorio Emanuele III si vide praticamente costretto ad accettare la corona.

La regina Elena di Montenegro nel 1910

Politicamente seppe sfruttare al meglio la solidarietà nazionale scaturita dall’omicidio del padre. Per quattordici anni lavorò in sintonia con Giovanni Giolitti sostenendo le classi lavoratrici in quella che è passata alla storia come monarchia socialista.

Furono questi gli anni più positivi del regno di Vittorio Emanuele III. Potenziò il sistema scolastico, introdusse il suffragio universale maschile, statalizzò le ferrovie, raggiunse la parità aurea e modernizzò l’agricoltura.

In politica estera si allontanò progressivamente dalla Triplice Alleanza con Austria e Germania, preferendo relazioni diplomatiche con le altre potenze occidentali e la Russia.

Nell’ottobre del 1909 Vittorio Emanuele III incontra lo zar Nicola, e discute dell’influenza italiana sul Nord Africa e sul mar Mediterraneo. Il tema principale del discorso è l’interesse italiano per la Libia. Da qui prese l’azione militare del 1911 alla conquista della Libia, annessa per decreto regio nel novembre dello stesso anno.

Prima guerra mondiale

Allo scoppio della Prima guerra mondiale nel 1914, Vittorio Emanuele III sempre meno favorevole alla Triplice Alleanza mantenne una posizione di neutralità. Tuttavia, le vantaggiose proposte dell’Intesa per risolvere il problema dell’irredentismo di Trento e Trieste convinsero il re a rompere definitivamente con l’impero Austro-ungarico e ad appoggiare Francia, Regno Unito e Russia.

Il 23 maggio 1915 l’Italia dichiara formalmente guerra all’impero Austro-ungarico. Per tutta la durata del conflitto il re sarà costantemente presente al fronte meritandosi così il soprannome di re soldato.

Vittorio Emanuele III
Cartolina di Vittorio Emanuele III in visita alle truppe

Stabilitosi presso Torreano di Martignacco, in provincia di Udine, visita quotidianamente il fronte o le retrovie. Alla sera riceve un ufficiale dello Stato Maggiore per un rapporto sulla situazione militare. Esprimeva i suoi pareri, suggerimenti e perplessità, senza tuttavia mai scavalcare le decisioni del Comando Supremo. L’unica sua iniziativa avvenne dopo la sconfitta di Caporetto del 1917, quando decide per la rimozione di Cadorna affidando il comando al generale Armando Diaz.

La fine vittoriosa della guerra portò in dono quello che il re si aspettava: l’annessione di Trentino, Friuli-Venezia Giulia e Zara.

Va notato che durante tutta la Prima guerra mondiale Vittorio Emanuele III ricevette oltre 400 lettere da parte di sudditi che erano contrari alla guerra, a volte anche contenenti minacce. Sebbene arrivassero da tutti i ceti sociali, la maggior parte era di persone quasi completamente analfabeta. Le lettere sono conservate all’Archivio Centrale dello Stato e hanno notevole interesse storico e linguistico.

Dopoguerra

Il primo dopoguerra fu un periodo difficilissimo sia per il re che per l’Italia. Il governo Nitti si schiantò contro la crisi per la questione di Fiume del 1919 e gli atti provocatori di D’Annunzio. L’intervento di Giolitti con il suo tentativo di limitare l’influenza del re portò ad un progressivo deterioramento dei rapporti con il sovrano. Si diffusero i timori di una di una rivoluzione comunista con il dilagare di movimenti nazionalistici e antidemocratici.

Vittorio Emanuele III e il Fascismo

Vittorio Emanuele III vide nel movimento fascista guidato da Benito Mussolini un possibile alleato contro la rivoluzione. Alleato sicuramente non gradito, ma forte del sostegno di intellettuali ed industriali. A seguito della marcia su Roma del 1922 ed anche a causa di alternative possibili, Mussolini ricevette l’incarico di formare un nuovo governo. Nel 1924 grazie ad una controversa legge elettorale maggioritaria, Mussolini ottenne la maggioraza assoluta diventando il “padrone” del Parlamento.

Vittorio Emanuele III
Vittorio Emanuele III incontra Benito Mussolini

Fatti quali l’assassinio di Giacomo Matteotti e la secessione dell’Aventino sono disapprovati da Vittorio Emanuele III, tuttavia egli chiede che sia sempre il Parlamento a sfiduciare il governo. Da tale formalismo derivò un completo immobilismo del re e della politica, che spianò la strada a Mussolini.

Tra il 1925 e il 1926 Vittorio Emanuele III firma le leggi fascistissime che portano allo scioglimento di tutti i partiti, escluso quello fascista, e rendono il capo del governo responsabile solo davanti al re. Se da una parte la corona si indeboliva, dall’altra restava l’unica limitazione allo strapotere fascista. Come detto difatti, il sovrano non gradiva i metodi e le idee di Mussolini e non mancava di criticare i provvedimenti del governo. Tuttavia, in pubblico non si discostò mai dalla politica fascista e la propaganda esaltò la coesione tra monarchia e regime.

La firma nel 1929 del concordato con la Chiesa fu un grande successo del regime che venne riconosciuto anche dal re. Il rinnovato prestigio internazionale dell’Italia mitigarono in parte i continui screzi tra il partito fascista e Vittorio Emanuele III.

Nel 1930, Umberto II sposa Maria Josè del Belgio. Le sfarzose nozze e la popolarità dei giovani principi furono un duro colpo per l’ego di Mussolini: la continuità della dinastia era garantita e l’amore del popolo per i sovrani non era mai venuto meno.

Proclamazione di Vittorio Emanuele III imperatore
Verso la guerra

Nonostante re Vittorio Emanuele III in privato osteggiasse l’opera del governo, in pubblico ne raccoglieva le lodi e ne vantava i successi. Come, ad esempio, nel 1936 quando dopo la guerra d’Etiopia è proclamato Imperatore. Tuttavia, con l’ascesa al potere di Hitler in Germania i difficili rapporti tra Mussolini e il sovrano divennero ancora più tesi. La situazione precipitò in fretta.

Prima la firma delle leggi raziali e poi l’annessione dell’Albania decretarono che la prova di forza per il potere era stata vinta dal Duce. Il re difatti disapprovava entrambe le misure, ma non fu in grado di opporsi o mitigarne i provvedimenti. Era ormai chiaro che Vittorio Emanuele III non era più in grado di controllare o anche solo limitare i fascisti.

Seconda guerra mondiale

Nel maggio del 1939 è poi sottoscritto il Patto d’Acciaio che lega le sorti italiane a quelle della Germania. Il 10 giugno 1940, con un discorso a Piazza Venezia, Mussolini annuncia che l’Italia sarebbe entrata in guerra a fianco della Germania.

L’Italia entra in guerra

Il re, da sempre di sentimenti antitedeschi, era contrario, ma era anche anziano (71 anni) ed ormai completamente isolato ed emarginato dalla propaganda fascista che auspicava una vittoria ad uso e consumo del regime e non condivisa con la corona.

Alla fine del 1942 l’Asse italo-tedesco è già sulla difensiva. Ormai è evidente che il sogno fascista si sia infranto. Vertici militari, alcuni gerarchi e i movimenti antifascisti iniziano a fare pressioni sul re affinché agisse contro il duce.

Ancora una volta il sovrano attende però un intervento istituzionale, rifugiandosi in un completo immobilismo.

La resa

La scossa avvenne dopo lo sbarco alleato in Sicilia del 9 luglio 1943. Il 25 dello stesso mese il Gran Consiglio del fascismo, con l’approvazione dell’ordine del giorno Grandi, chiede a Sua Maestà Vittorio Emanuele III di riprendere in mano personalmente la situazione militare.

Annuncio dell’armistizio

Il giorno dopo il Duce tenta di minimizzare quanto accaduto, ma il re lo fece arrestare dai carabinieri.

Pietro Badoglio andò a capo del governo. Con trattative segrete e doppi giochi cercò di far uscire l’Italia dalla guerra evitando la reazione tedesca.

Dal canto suo, Vittorio Emanuele III messo sotto pressione dagli alleati, il 3 settembre 1943 firmò in segreto la resa incondizionata dell’Italia. L’annuncio è dato l’8 settembre gettando nella più totale confusione sia il governo che la nazione.

Guerra civile

Convocato urgentemente il Consiglio della Corona, si suggerisce al re di smentire il trattato ma egli rifiutò. Nel caos che ne seguì non vi furono né comunicati al popolo, né chiari ordini alle truppe: l’intera Italia si ritrovò quindi alla completa mercè dei nazisti.

Vittorio Emanuele III
Vittorio Emanuele III passa in rassegna l’esercito a Brindisi

Re Vittorio Emanuele lasciò Roma nella notte per rifugiarsi al Sud in quella che può essere vista come una vera e propria fuga.

Il nuovo governo si stabilisce quindi a Brindisi. Il 13 ottobre venne dichiarata guerra verso la Germania nazista e la neonata Repubblica di Salò. Siamo alla guerra civile, quello che Vittorio Emanuele temette per tutta la vita e tentò sempre di evitare.

Nonostante il vecchio re non abbia mai voluto abdicare, si convinse su consiglio di Enrico Da Nicola a spostare il governo a Salerno.

Una volta liberata Roma accettò di mantenere il titolo nominalmente, ma di passare tutto il potere a suo figlio Umberto con la carica di luogotenente del Regno.

Ultimi anni

Ritiratosi a Napoli con la moglie Elena abdicò il 9 maggio 1946, a ridosso del referendum istituzionale, nella speranza di poter garantire il proseguo della monarchia. Infine, si decise per l’esilio volontario ad Alessandria d’Egitto con il semplice titolo di conte di Pollenzo.

Vittorio Emanuele III
Funerali di Vittorio Emanuele III ad Alessandria d’Egitto

Morì il 28 dicembre 1947, a seguito di una congestione polmonare. La salma è tumulata nella cattedrale cattolica latina di Alessandria d’Egitto.

In occasione del settantesimo anniversario della morte, nel 2017 la salma di Vittorio Emnauele III è stata rimpatriata e tumulata nel santuario di Vicoforte a fianco della moglie Elena.